Avere un editor è un tuo diritto (Essere un editor molto meno)

Una delle cose che faremo con questo blog sarà esplorare le figure professionali presenti in una Casa editrice, tanto per far capire un poco meglio come si lavori in una redazione quanto per indirizzare chi stia pensando di cercare sbocchi professionali nel nostro campo.
Quando parliamo con autori, soprattutto non esordienti, della possibilità di collaborare con loro, la cosa che più spesso ci dicono di cercare e desiderare è l’editing, il confronto sulle storie, sulle meccaniche, anche spietato, per dare loro la certezza di star realizzando il lavoro migliore possibile.
Ma che cosa fa un editor, in una casa editrice di fumetti? L’ho chiesto all’uomo che mi lavora di fronte otto ore al giorno, cinque giorni a settimana, da quattro anni.
Questo qua.

Leo

Si chiama Leonardo Favia, è laureato in  Cinema, Televisione e Produzione multimediale ed è il mio vice. Io sono il Capitano Picard, lui è il Comandante Riker, in pratica.

Quando ti occupi di un fumetto straniero, in che cosa consiste il tuo lavoro di editor?

Una volta ottenuti i materiali dalla casa editrice di riferimento, mi occupo di selezionare il traduttore cui affidare l’incarico, sulla base di diversi fattori (lingua del testo originale, compatibilità ed esperienza dello specifico traduttore in merito all’argomento trattato nel fumetto), per poi stabilire insieme a lui una scaletta di lavorazione, dopo avergli fornito il normario redazione il più possibile aggiornato. Una volta ottenuta la traduzione, si passa a un lavoro di concerto con il reparto grafico, che si occupa di realizzare un file preliminare per le riletture. Dopodiché si organizzano i giri di riletture del testo, uno preliminare da parte del supervisore, che si occupa di controllare la corretta scelta della “voce” da parte del traduttore, poi un altro paio di rifinitura da parte dei correttori di bozze, per assicurarsi che non ci siano errori di alcun tipo, sia grammaticali sia concettuali. Realizzato il file definitivo per la stampa, c’è un’ultima rilettura in ciano, per controllare la resa grafica degli elementi scelti ed eventualmente fare correzioni dell’ultimissimo minuto.

In che modo è diverso da quando segui la lavorazione di un fumetto made in Italy?

Per certi versi, lavorare con un autore italiano è molto più stimolante. Aumenta di certo il coefficiente di difficoltà, perché si partecipa in parte alla creazione dell’opera e la collaborazione si deve basare su un rapporto di fiducia, tenendo conto che il ruolo di un editor è quello di far tenere la giusta rotta all’autore sulla storia, soprattutto sulla base delle intenzioni iniziali. Bisogna essere aperti ai cambiamenti da entrambe le parti, sempre che queste modifiche abbiano una giustificazione e siano utili alla buona riuscita della storia. Si devono proporre correzioni, chiedere spiegazioni, ma solo nell’interesse della storia, per essere sicuri che ogni angolo buio della narrazione sia risolto.

Con quali altre figure professionali ti interfacci regolarmente, nel tuo lavoro?

Il rapporto con l’ufficio grafico si potrebbe definire simbiotico, c’è un continuo scambio di materiali, idee e scadenze che può rivelarsi divertente e stressante, a seconda dei momenti e dell’intensità di produzione. Di certo, un buon editor non può prescindere da un buon grafico e viceversa. Poi c’è il reparto commerciale, con il quale si stabiliscono le scadenze produttive per fissare le date di uscita dei libri, e gli addetti stampa, con i quali si studiano i punti di forza di ogni singolo libro per fargli avere la giusta eco mediatica.

Quali specifiche abilità pensi di avere sviluppato nel tempo di cui non disponevi quando hai iniziato questo lavoro?

Pensare che il lavoro di un editor si limiti a leggere e correggere libri, che sia un lavoro in solitaria, è un’ingenuità. Pensavo di esserne conscio, quando ho cominciato, ma negli anni, e con l’aumentare dei collaboratori, mi sono reso conto che l’editor è una staffetta, prende il testimone da un autore (o da un traduttore) e deve correre come il vento per fare la propria parte, senza intaccare la qualità, cercando di guadagnare ogni possibile vantaggio nella filiera, per dare la possibilità a chi viene dopo (stampa, promozione) di poter lavorare con serenità e con materiale ineccepibile.
Sono diventato anche molto resistente a trasportare pacchi in vista delle fiere del settore. Pensare che avevo scelto l’editoria per non fare fatica fisica.

Da’ un consiglio a chi volesse intraprendere questa strada.

Inutile nasconderlo, ci vuole fortuna. Come in qualsiasi lavoro di stampo umanistico, non ci sono titoli o studi che ti assicurino nulla. Sono partito da Bari otto anni fa, con la speranza di fare quello che faccio oggi, e non avevo alcun tipo di certezza. Mi è andata bene, certo, ma se non fossi stato pronto ad allontanarmi da casa, affetti e amici per inseguire questo sogno, niente si sarebbe realizzato. Ci vuole fortuna, sacrificio e la consapevolezza che il settore del fumetto è molto piccolo (rispetto ad altri) ma molto più ben disposto a darti una possibilità; poi sta a te sfruttarla.

È abbastanza emblematico che Leonardo non abbia avuto un vero, specifico consiglio da dare a chi pensa di fare un lavoro come il suo. Nella mia esperienza, chi si candida per il lavoro di redazione conta molto più sulla propria buona padronanza della lingua italiana (che pure non è un talento scontato) e sulle proprie letture che su una formazione specifica, e quindi nel candidarsi non riesce a trasmettere il contributo che pensa che potrebbe dare all’interno di una redazione.
Tenete presente che in editoria in Italia si tende a non assumere. La maggior parte dei contratti sono di collaborazione esterna o a tempo determinato, quando non si chieda addirittura di avere la partita IVA, per poter lavorare. Sono felice di poter dire che l’azienda di cui mi occupo è un’eccezione a queste logiche, ma non facciamo davvero testo. Immaginate dunque quanto possa essere difficile pensare di inserire qualcuno in organico a fronte di una presentazione e di un CV che dicono essenzialmente soltanto che il candidato non sbaglia i congiuntivi e sa leggere bene.

Io ho la presunzione di saper formare degli editor per due motivi basati sui fatti: vengo dal mondo della traduzione letteraria, che per necessità professionale abitua a cercare di interpretare il lavoro altrui cambiandolo a favore delle esigenze del lettore italiano, ma senza snaturarlo; inoltre le scelte che ho contribuito a operare negli ultimi cinque anni, occupandomi della BAO, mi hanno dato la sensazione che il mio gusto narrativo e il mio modo di guidare gli autori possano portare un libro al successo. Ecco perché non mi sono preoccupato di assumere editor con una vasta esperienza pregressa. Ecco perché qui in redazione abbiamo cominciato facendo perfezionare Leonardo nelle traduzioni, istradando Francesco nella direzione dei titoli per l’infanzia e aiutando Andrea a formarsi alle tecnologie dell’edizione digitale. In questo modo ciascuno di loro ha un campo specialistico di lavoro e mansioni interdipendenti, a sostegno del lavoro dell’ufficio grafico, il cui scopo è portare i progetti dei singoli libri fino al punto in cui possono andare in stampa.
Da quest’anno, poi, si stanno formando a seguire gli autori italiani nello sviluppo dei loro nuovi progetti. Sto parlando di persone che lavorano qui da almeno due anni, in certi casi quattro. E forse tra un annetto le considererò pronte ad affrontare un progetto italiano in solitaria, coadiuvati dalle suggestioni della direzione (perché il risultato finale deve essere sia ciò che l’autore desidera che il progetto-oggetto libro che l’autore stesso ha concordato con la Casa editrice al momento di fare il contratto, ed è una cosa che è nel reciproco interesse di autore ed editore).

Insomma, il consiglio è: se siete autori, cercate di capire chi vi seguirà, nella Casa editrice che si sta interessando al vostro progetto. Il vostro editor e l’ufficio stampa faranno meglio a essere persone con cui sentite di poter andare d’accordo. Ah, e faranno meglio a esserci: mandarvi allo sbaraglio, senza supervisione, senza che qualcuno vi faccia le domande scomode sulle vostre scelte narrative, non vi serve a nulla. E se non c’è qualcuno a parlare del vostro libro alla stampa una volta pubblicato, il vostro lavoro non avrà avuto alcun senso.

Se invece siete aspiranti editor, piuttosto che candidarvi per fare “la qualunque” in una casa editrice, cercate di mettervi in luce rendendovi disponibili per specifici progetti (e qui conoscere gli autori, non solo gli editori, aiuta) e fate capire in quel contesto che siete bravi nel gioco di squadra, collaborativi, attenti alle scadenze e capaci di adattarvi al normario della Casa editrice (ovvero il vademecum delle specifiche norme grammaticali e di forma di quell’editore: vi siete accorti che, per esempio, l’uso delle virgolette, o della punteggiatura al di fuori del virgolettato, cambia da editore a editore? Ecco, è per via delle norme applicate da ogni Casa editrice). Questo perché è altamente improbabile che una Casa editrice funzioni con meno personale di redazione di quanto gliene serva, e quando si libera un posto si tende a promuovere dall’interno (cioè una risorsa già presente in azienda) perché quello dell’editor è un ruolo di profonda fiducia, che va conquistata poco a poco. È molto difficile, più difficile che vendere un libro allo stesso editore, ma non impossibile.

Domani parliamo di marketing.

3 pensieri su “Avere un editor è un tuo diritto (Essere un editor molto meno)

  1. Apprezzo molto la seconda risposta di Leonardo… penso che sia una massima per qualsiasi lavoro e soprattutto in questo dove in ogni ambito serva collaborazione (tra sceneggiatore-disegnatore, autori-editor, ecc.)!

  2. Un post chiarificatore e che personalmente ho trovato molto utile. Mi piace come con questo blog mettete le carte in tavola e descrivete chiaramente quei processi che costituiscono le fondamenta di un buon libro. Grazie anche per aver alimentato la mia speranza di diventare (un giorno, forse, chissà…) un editor sfruttando la mia pluriannuale esperienza di project leader di forni a incasso(che non ha nulla a che fare con l’editoria ma molto a che fare con costi, qualità e problem soling). Grazie e a domani 🙂

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