In ricordo dei buoni maestri

Questo post lo scrivo di pomeriggio per pubblicarlo oggi stesso, perché non mi importa quanta gente lo legge. Direi che è personale, ma in questo mestiere ogni cosa è personale.
Ieri è mancato Dick Ayers. Era un disegnatore straordinario, che quelli della vecchia scuola definivano “della vecchia scuola”. Ho letto che non c’era più e mi sono detto: “Quando avevo ventun’anni mi disegnò una copertina”. La frase mi è sembrata assurda e mi ha costretto a riflettere.
Io ho cominciato a fare questo mestiere molto giovane. MOLTO giovane. E ho perso la mia bella dose di amici, per lo più perché il mondo del fumetto tende a erodere i confini tra le generazioni, a non far pesare la differenza di età.
Mi ricordo quando credevamo tutti che Archie Goodwin avesse sconfitto il cancro, e come tre settimane dopo non ci fosse più. Gli avevo parlato l’ultima volta il mese prima.
Mi ricordo quando ho ricevuto per posta gli auguri di Natale di Joe Orlando, tre giorni dopo la sua morte. Diceva che ci saremmo sentiti dopo le feste, perché “avevamo tutto il tempo” per fare quel certo lavoro insieme.
Mi ricordo l’estate in cui mancò Mike Wieringo, nel fiore degli anni, Mike il cui padre avevo portato a spasso per Venezia e Treviso e cui non ho mai saputo scrivere per dirgli quanto fosse stato importante per me suo figlio.
E due estati fa, quando mi sono trovato a ridere in una chiesa di campagna agli aneddoti su Sergio Toppi. Non avevo mai riso a un funerale, prima, e mai mi sarei aspettato che succedesse alle esequie di un uomo tanto serio e pacato.
Non sto cercando di deprimervi. Voglio solo raccontarvi che ciascuna di queste persone mi ha insegnato qualcosa sull’etica di questo lavoro, sulla folle abnegazione che ci vuole per farlo bene. Forse proprio perché ho conosciuto alcuni immensi maestri quando ero davvero piccolo, sento di non avere idoli ed eroi oggi, ma ho il dovere di meritarmi l’attenzione che mi diedero, e di onorare la loro lezione.
Ieri ho saputo che Dick Ayers non c’è più e mi sono ricordato un ometto gentile, cui piacevo perché gli parlavo nella sua lingua di posti che non aveva visto mai. Amavo le sue storie western e mi aveva fatto riflettere sul fatto che prima o poi tutti si stancano dei supereroi.

Lavoro in un’azienda molto giovane, molto dinamica, molto moderna. Non sono la persona più anziana nell’organico, ma il vecchio della redazione sono io. È il mio dovere. Io mi assicuro che i libri che escono da quelle stanze siano del tipo che avrebbe soddisfatto e stupito i miei mentori.
Grazie perché mi date la scusa per meritare ogni giorno il rispetto di chi mi ha insegnato questo mestiere.

 

Il sottoscritto nella Luncheon Room della Society of Illustrators, con una cravatta agghiacciante che solo a ventun'anni può sembrare una buona idea, tra Tom Palmer, Joe Orlando, Mike Carlin e Mark Chiarello, nel 1997.

Il sottoscritto nella Luncheon Room della Society of Illustrators, con una cravatta agghiacciante che solo a ventun’anni può sembrare una buona idea, tra Tom Palmer, Joe Orlando, Mike Carlin e Mark Chiarello, nel 1997.

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