And the winner is (il fumetto, se glielo permettiamo)

Mastro Pangloss, nel Candide di Voltaire, sosteneva che viviamo nel migliore dei mondi possibili. Quando penso ai premi di cui vengono insigniti i fumetti, penso che non sia del tutto vero. Perché i premi dovrebbero servire a far conoscere i fumetti più meritevoli di attenzione a chi non segue il nostro mondo con l’assiduità di noi addetti ai lavori e super appassionati.
Un po’ come i sommelier delle rubriche gastronomiche dei telegiornali dovrebbero consigliare buone bottiglie da abbinare alla cucina casalinga, invece di riempirsi la bocca di paroloni come “muscolare al palato, con un ritorno di bacche rosse” che non aiutano certo a comprendere che cosa sia il caso di stappare per il pranzo della domenica in famiglia.

I premi Eisner, sul palco della Indigo Ballroom dell’Hilton Bayfront di San Diego, nel luglio del 2013.

Nel migliore dei mondi possibili, un buon premio di fumetto avrebbe una giuria di addetti ai lavori capace di creare il palmarès delle nomination, da sottoporre poi al voto popolare (come gli Eisner); sarebbe sostenuto dalla sponsorizzazione tecnica di una catena di librerie, capace di dare risalto ai titoli in nomination nei propri punti vendita (come ad Angoulême); la cerimonia dovrebbe essere tenuta abbastanza all’inizio della fiera che li attribuisce (come a Lucca Comics & Games) per avere la possibilità di influenzare gli acquisti agli stand ed essere condotta da personalità dello spettacolo (come gli Eisner) per avere rilevanza presso i media nazionali; dovrebbe essere trasmessa in diretta web (come ad Angoulême) ed esprimere una figura di riferimento da far diventare presidente di giuria l’anno successivo (come… oh, be’, avete capito) e portavoce con la stampa dell’andamento qualitativo dell’annata che viene chiamato a giudicare. Se poi il circuito delle fumetterie desse rilevanza al “libro dell’anno” (come il Prix des Libraires BD in Francia), il cerchio si chiuderebbe virtuosamente.
Dobbiamo rendere l’emissione delle nomination di questo premio una notizia. La promozione in libreria dei titoli finalisti un evento. La vittoria una celebrazione.
Fino a quel momento, possiamo continuare a elemosinare l’attenzione dei media e a scusarci di non avere un hobby più glamour.

Ah, e per cominciare potremmo smetterla di andare a ritirare i premi in felpa o t-shirt. L’abito fa il monaco. 🙂

8 pensieri su “And the winner is (il fumetto, se glielo permettiamo)

  1. E però, Michele, dato che queste considerazioni (che trovo più che corrette, lo dico subito) le hai fatte a seguito della consegna dei Premi Micheluzzi (immagino, visti i tempi) mi permetto di segnalarti che, nel nostro piccolo, alcune di queste cose già le facciamo a Comicon: le nomination sono scelte da un gruppo di esperti del settore di tutta Italia (librai, critici, traduttori, giornalisti), che monitora tutto l’anno le centinaia di uscite per selezionare i titoli finali in una riunione fisica che si tiene ogni anno a Bologna; da quattro anni è partner dei Micheluzzi la Feltrinelli, e nel mese di giugno le maggiori Feltrinelli Express di tutta Italia organizzano uno scaffale con i titoli vincitori; quest’anno la cerimonia di premiazione di sabato (come gran parte del programma incontri dell’Auditorium) è stata trasmessa in streaming da Road TV Italia; la nostra giuria, che decide i vincitori a Napoli in un’altra riunione fisica (per noi è molto importante che ci sia discussione, piuttosto che un calcolo aritmetico) è composta per 2/5 da esperti del nostro settore (e il presidente è sempre un nome di riferimento, come Silver quest’anno) e per il resto da rappresentanti di altri campi artistici (musica, cinema, letteratura, etc…) per cercare di uscire dal nostro orticello e cercare di avere un respiro più ampio (ovviamente, ci sinceriamo che siano lettori del nostro medium).
    Certo, forse il nostro è un problema di comunicazione, e mi rendo conto che abbiamo le nostre colpe nella poca visibilità (anche) dei Premi Micheluzzi, però dovrai ammettere che il nostro ce lo mettiamo, come vedi.
    Per quanto riguarda la cerimonia, in effetti stiamo da tempo pensando di trasformarla, sia nei contenuti che nella data di svolgimento, ma permettimi di non essere d’accordo per niente almeno su un punto: la giacca e la cravatta non fanno il buon editore! 😉
    Grazie.

    • Ciao, Claudio!
      Grazie per il commento. Sono d’accordo, vi state muovendo nella giusta direzione. Vi manca la giusta attenzione (dall’esterno) sulla cerimonia, qualche luce in più sul palco e che quella cosa delle Feltrinelli diventi una vera sponsorizzazione. Serve un flyer con la selezione del premio, e il voto popolare. A costo di sembrare populista, senza il voto dei lettori questi premi non significano niente, in termini di rappresentatività del gusto della gente. Che invece dovrebbe, a un certo livello, contare. Perché se non servono a far conoscere i fumetti che più sono piaciuti a nuovi lettori, i premi francamente non servono a molto.
      Ah, non mi mettere in bocca parole che non ho detto: per fare il buon editore ci vuole ben altro, ma la gente in maglietta sul palco non si può vedere. Se vogliamo essere presi sul serio, dobbiamo essere seri (e di cravatte, hai ragione, non c’è bisogno).

      • Sappiamo bene quali sono i nostri limiti e ogni anno lavoriamo per migliorare un poco, mi dispiaceva solo che i nostri sforzi fossero del tutto invisibili.
        Ad ogni modo, faremo tesoro anche dei tuoi consigli, e come detto lavoreremo sulla cerimonia di premiazione sia come format in loco che come visibilità verso l’esterno. Per le Feltrinelli, purtroppo il lavoro è molto più difficile, come immagini è complicato riuscire a ritagliare il giusto spazio in librerie che sono bombardate di promozioni e iniziative speciali (e comunque, a spese nostre, già mandiamo dei segnalibri con tutti i titoli selezionati).
        Per la giuria popolare, non sono troppo d’accordo, per motivi per lo più tecnici (ma non solo) che non permetterebbero di avere quasi mai un voto qualitativamente valido. D’altronde, non credo esistano premi di settore affidati alla sola giuria popolare (e anche per gli Eisner, votano solo i professionisti del settore creativo del fumetto, non tutto il pubblico).
        Direi che abbiamo di che discutere la prossima volta che passo da Milano, eh?

  2. Mi permetto di inserirmi in questa interessantissima discussione per segnalare che forse il problema più grande dei Micheluzzi, oltre al fattore promozionale, anche quest’anno è stata la consegna dei premi. Non per colpa dell’organizzazione del Comicon, purtroppo presa da altre cose in quella fascia oraria, né del presentatore, che ha fatto quel che poteva con una scaletta oramai stravolta. Dare però più autorevolezza alla cerimonia, pubblicizzando anche la diretta streaming (di cui ignoravo completamente l’esistenza), potrebbe dare un ulteriore valore aggiunto a uno dei pochi premi meglio impostati.

    • Ciao Gianluca, grazie anche a te per queste indicazioni, nel limite del possibile, faremo tesoro di tutti questi suggerimenti (e lavoreremo sulla cerimonia, visto che sembra il punto cruciale per tutti!).

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