Il premio migliore

Domenica ho fatto un bel po’ di lavoro di fatica, caricando in macchina scatoloni di fumetti alla BAO Boutique Brera mentre era in corso la merenda finale a base di pane e Nutella, per poi portare il tutto alla redazione, dove ieri la mia fantastica squadra ha metabolizzato quel mare di scatoloni in poche ore.
Verso le sei di sera ho inforcato la bicicletta in Via Solferino, pronto a tornare a casa per una meritata, necessaria doccia, quando un ragazzo mi è venuto incontro e mi ha dato questa lettera per la redazione. Mi scuso con lui se la pubblico qui, ma non mi ha dato alcun modo per contattarlo.

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Le prossime due volte che non vinceremo un Gran Guinigi, la prossima volta che qualcuno dirà una cattiveria su di me, la prossima volta in cui la salita per portare il mio lavoro a un livello accettabile mi sembrerà troppo ripida, io mi ricorderò che ho meritato questa lettera.
Non riesco a pensare a un premio migliore e mi ha dato la forza di affrontare l’ultimo sprint di questo periodo di fatica terrificante, in cui ho trascurato ogni aspetto della mia esistenza che non fosse strettamente legato al lavoro.
Fatti vivo, ragazzo con le basette. Voglio farti fare un giro della redazione e ringraziarti per ciò che ci hai dato tu.

4 pensieri su “Il premio migliore

  1. La mia posizione è un po’ diversa, ma la finalità è la stessa: apprezzo molto il vostro lavoro. Non sono più un’adolescente, appartengo alla categoria dei trentenni che, per citare Zerocalcare, non esiste più (e comunque pure io non è che c’ho proprio trent’anni). Era un po’ che pensavo di scrivervi, esattamente dallo scorso 30 aprile, data del primo post su questo blog e ad un mese dall’inizio del mio master in marketing e comunicazione.
    Lo faccio oggi, dopo la lettera del ragazzo con le basette e dopo l’intervista pubblicata su Vulcano Statale. Lo faccio perché quando studi marketing sui libri e sui “casi noti” c’è sempre un momento in cui ti chiedi che senso abbiano tutte quelle parole, e soprattutto pensi che siano tutti bravi a creare valore se ti chiami Apple o Coca Cola. Poi avete aperto questo blog e mi avete aperto pure gli occhi: fino a qualche anno fa non ero una grande appassionata di fumetti, ho scoperto Zerocalcare e oggi comprerei anche le istruzioni per montare un armadio di Ikea, se fossero disegnate da lui (e comunque non ho detto che saprei montarlo).
    La cura, l’attenzione, la chiarezza, la passione che trasmettete mi ha spinto in questi anni sempre più spesso a leggere i vostri volumi e più di una volta mi è successo di dare fiducia ad un autore solo grazie alla copertina e alla presenza di Cliff in basso al centro (fiducia mai tradita).
    Ora, Zerocalcare ha senza dubbio molti meriti ed è grazie a lui se mi sono avvicinata a questo mondo, ma la pila di fumetti sul mio comodino è soprattuto merito del vostro lavoro.
    Affronto ogni nuovo argomento di studio del mio master con una semplice domanda: “come lo fa la Bao?” e il più delle volte trovo una risposta che riesce a farmi capire anche argomenti complessi.
    Per questo, grazie.
    Mi piacerebbe poter fare uno stage da voi, e se non riuscirò a lavorare con voi, spero un giorno di poter lavorare come voi.

    Vabbè, l’ho fatta un po’ troppo poetica, non me lo posso permettere.
    Facciamo che spero di lavorare, un giorno.

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