“Se” – Quarta puntata

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Qualche settimana fa il tipografo mi ha chiesto se E la chiamano estate lo volevamo far rilegare a sedicesimi o a trentaduesimi. La seconda soluzione ci avrebbe fatto risparmiare venti centesimi a copia, ma la prima avrebbe dato maggiore solidità, compattezza ed elasticità al dorso. E io odio quando un libro si squaderna mentre lo leggo.

Stamattina ho attribuito i codici ISBN a tutti i libri del resto dell’anno. È un lavoro sporco, noioso, ma mentre completavo le caselle del piano editoriale 2014 (e anche di un pezzetto di quello del 2015) provavo una crescente soddisfazione, come quando da bambino completi un album di figurine con gli ultimi pezzi a lungo attesi e cercati.
L’altro giorno, con il contafili, mentre ero solo in redazione, ho controllato la grana della stampa di Come Prima per assicurarmi della rispondenza all’originale. Avevo chiesto espressamente che fosse stampata con una macchina tradizionale, con il retino a rosetta, non stocastico, per avere maggior controllo della somiglianza con il volume francese.
Il mio lavoro è lo stesso delle posate al ristorante: se lo faccio bene non mi si nota. Ma se non fai fatica a tagliare la bistecca mi sarai silenziosamente grato.
Se non capisci la gioia che dà fare scelte invisibili come queste, tu e io non facciamo lo stesso mestiere.

9 pensieri su ““Se” – Quarta puntata

  1. Il silenzio rende grati, ma sui volumi BAO il “silenzio” è ancor più “taciturno”. Basta fermarsi ad uno di loro, alla sua qualità, alla rilegatura, al profumo della carta, alla sua consistenza, ai suoi colori. Ed è lì che il buon lettore va oltre il silenzio e si dice “BAO è la miglior realtà fumettistica italiana!”. La meticolosità di ogni minimo particolare vi rende insuperabili ed il lettore, che vive in e con me, vi ringrazia!

  2. Pingback: “Se” – Quarta puntata | Il fine giustifica i mezzi

  3. “Parole che fa bene leggere”, sembra una frase pomposa e retorica. Ma è così. La cura per il particolare, la devozione come ha ben detto Andrea Alemanno, l’amore per il prodotto che si fa e si offre al lettore… E tutto senza fanfare, lasciando che sia la qualità a parlare. Ma la carta è materiale poroso e sensibile, e l’etica del lavoro vi si imprime dentro. Ecco perché ogni volume Bao è un gioiello. Indipendentemente da quanto piaccia la storia che c’è dentro.

  4. Posso aggiungere che la domanda “Lo possiamo fare anche a trentaduesimi, risparmiamo qualcosa” era quasi retorica. Sapevo già la risposta, ma la mia etica professionale mi ha imposto di porla. Ah, sono il tipografo.

    • Apprezzo molto che mi si offrano queste possibilità. Perché esiste l’eventualità che abbiamo bisogno di risparmiare, di fare qualche compromesso, anche se sai che finora non è successo. E’ bello però quando si riesce a fare il meglio in armonia di ruoli. Ricordi la volta che per un preventivo mi dicesti la storica frase: “Giuro, una carta più cara di questa non so dove cercarla”? 🙂 Ci ripenso ancora con affetto, a quella volta.

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