Elogio della serietà

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Premetto: non sto puntando il dito contro nessuno. E non sono responsabile per l’eventuale combustione di code di paglia.
C’è un bellissimo proverbio americano che dice: If you can’t walk the walk, don’t talk the talk. Significa che se non sai fare bene una cosa dovresti evitare di parlare come un professionista di quella cosa.
Ed è un adagio che vorrei che diventasse parecchio di moda nel campo del quale mi occupo, il Fumetto.
Il mio lavoro concerne una forma di comunicazione e di espressione che ha due enormi valori poco riscontrati in altri medium: esige un minimo di qualità tale da costituire una sorta di “soglia di ingresso” per tenere lontani gli incapaci dagli scaffali delle librerie (quasi tutti, a volte qualche incapace si vende bene agli editori. Ma non dura) e non richiede un’educazione formale, per chi ha l’intelligenza di studiare il mondo, e i propri maestri, con occhio attento.
Insomma, inventarsi il mestiere è possibile, nel Fumetto; è successo a molti di noi che siamo rimasti a farlo abbastanza a lungo da imparare davvero la differenza tra essere professionali ed essere professionisti.
Professionale lo devi essere da subito, altrimenti nessuno vorrà perdere tempo a darti ascolto e opportunità. Professionista ci diventi con il tempo, se riesci ad accumulare abbastanza conoscenze ed esperienze da essere in grado di fare ciò che fai senza la guida di altri. (Autori: non vuol dire senza editing. Rassegnatevi. L’editing vi serve.)
In questi ultimi anni, l’interesse della società civile per il Fumetto è aumentato esponenzialmente. Il mercato si sta lentamente aprendo, le vendite migliorano, per chi sa cercare lettori al di fuori dalle cerchie degli iniziati. Vi sembrerà strano, ma anche il fenomeno, parallelo all’editoria di massa, delle autoproduzioni è sintomo di salute del Fumetto nel nostro Paese. È smania di raccontare senza preoccuparsi del mercato e delle sue regole.
Eppure i comportamenti professionali sono una rarità.
Se sei un giornalista, non puoi chiedermi di concederti un’intervista con un mio autore e poi di promuovere l’intervista sui miei social media. Vuoi i contenuti o la visibilità? Non posso fare il tuo lavoro per te.
Se organizzi una fiera, non puoi aspettarti che venga a fare portfolio review in un’area pro alla quale può accedere qualunque scalzacane solo perché credi che questo aumenti le possibilità di inserimento professionale per gli aspiranti autori che pagano per entrare al tuo evento. Vuoi che indossi una maglietta che dice “io però sono onesto”?
Potrei andare avanti, categoria per categoria, ed entro sera avrei una mail di lamentele da esponenti di ciascuna realtà coinvolta.
Non ne ho bisogno. BAO ha già deciso di non collaborare più con le entità e le persone che non fanno nulla per far crescere il rispetto e la visibilità del Fumetto in Italia. Fiere, scuole, siti, singoli “giornalisti” (le virgolette per rispetto a chi non le merita). Sappiamo chi ci fa perdere tempo, ed evitiamo di averci a che fare.
Se mi si presenta un valido autore di autoproduzioni, con il progetto per un libro che mi entusiasma, io gli propongo un contratto, ma lo prego di non smettere di sperimentare. Gli offro di diventare un professionista, perché l’ho trovato già professionale nell’approccio, ma non ho alcun desiderio o interesse a inaridire la sua creatività, quindi cerco di non sradicarlo dal substrato culturale che l’ha reso interessante ai miei occhi. La sua indisciplina, la sua diversità dall’attuale mainstream per me sono un valore.
Chi invece vuole il diritto di lavorare male e di sedere al mio stesso tavolo, per favore, si levi di torno. E chi fa davvero il mio mestiere smetta di parlare, di lavorare con queste persone.
[A questo punto vi devo ricordare che non ce l’ho con nessuno in particolare, ma in generale con un certo modo di fare.]
Da mesi incontro giornalisti, organizzatori di eventi culturali, responsabili di siti con la voglia di crescere e fare bene, dirigenti di scuole specializzate, perfino amministratori locali sempre più sensibili alla buona editoria, perché essa è il solo possibile veicolo per fare sistematicamente bene al Fumetto. BAO fa di tutto per collaborarvi, tramite interventi diretti, presenze, collaborazioni di ogni tipo, sponsorizzazioni. È importante far crescere il rispetto per la nostra cultura, è vitale essere presi sul serio.
L’attenzione che ora è concessa al Fumetto va spesa bene, da subito. Dobbiamo mostrare il nostro ritratto migliore. Se non siete professionisti, siate professionali, e sorridete verso gli obiettivi che vi inquadrano. Per tutti gli altri, come diceva il Dottor House: Be good, get good, or give up. 

4 pensieri su “Elogio della serietà

  1. Articolo molto istruttivo, tiepidamente ricolmo di sentimenti e risentimenti, ma si evince che ne ha viste di cotte e di crude. I miei complimenti.
    PS: improvvisamente mi sento ignorante. Ma sento che mi farà bene.

    • Nessun risentimento, Giuseppe, parola d’onore. Solo mi dispiace perdere tempo. L’attenzione del lettore è qualcosa che sono abituato ad andare a cacciare, a stimolare, ma l’attenzione del mondo per quello che facciamo è abbastanza irripetibile: va sfruttata ora. 🙂

  2. E’ bellissimo poter vedere un settore che sta crescendo e sopratutto avere l’età per accorgersene.
    Ringrazio per questo la striscia di Zerocalcare su Trenitaja perché è riuscito a far fare ad un settore un salto non di poco (almeno per me che ho visto come ad un certo punto tutti andassero in giro con un fumetto mentre io da piccolo vedevo visto male!).
    Auspico che nei prossimi anni ci siano mille e più di questi episodi e della nascita di tanti professionisti che siano sopratutto professionali non solo nel mondo del Fumetto ma anche in altri settori nell’editoria italiana.
    Personalmente? GO BAO GO!

  3. Professionale e se Dio (o chi per lui, vuole) pure professionista lo sono in un altro campo, sempre artistico, ma lontano dal Fumetto, di cui sono invece solo un’ignorante molto appassionata, ma quello di cui parli in questo post è applicabile a moltissime discipline, oggi più che mai soprattutto in un paese come l’Italia dove, appena hai fatto un paio di passi in più, già ti senti arrivato, o dove ti chiedono i salti mortali senza dirti dove atterrerai.
    Tutto questo per dire che il lavoro che sta facendo Bao è strepitoso. Avanti così!

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