Perché è importante ordinare i fumetti in fumetteria

La fumetteria Secret Headquarters di Los Angeles.

La fumetteria Secret Headquarters di Los Angeles.

Magari siete di quelli che i fumetti li ordinano solo online. Oppure li avete scoperti in libreria, e credete che tutto il Fumetto che esiste al mondo si trovi nello stesso posto dove comprate i romanzi in prosa.
Ma forse ormai avete la scimmia dei fumetti e dovete andare a fondo della faccenda. Vi serve un professionista. Uno che mastica comics, bande déssinée, historietas, quadrinhos a colazione, pranzo e cena. Vi serve un uomo con una fumetteria ben fornita.
Alla prima visita vi sembrerà di essere nel paese dei balocchi, ma se tornerete a studiare quegli scaffali più volte, man mano che la vostra consapevolezza di ciò che viene pubblicato aumenta, vi renderete conto che molte delle cose che dovrebbero essere esposte non ci sono.
Dove sono? Ammesso che ci siano, sono nel retrobottega.
Le fumetterie sono costrette a smaltire tutto ciò che ordinano. Diversamente da edicolanti e librai generalisti, non possono rendere gli invenduti. Pertanto, ogni mese, quando ordinano le novità, si basano su ciò che i clienti, consultando i cataloghi dei distributori, hanno già prenotato. La crisi economica e la concorrenza di altri operatori commerciali ha fatto sì che ormai, fatti salvi i prodotti più popolari, le fumetterie di molti titoli ordinano solo le copie che qualche cliente ha già prenotato.
Quindi, chi passa per la prima volta in una fumetteria, anche grossa, anche fornita e con una buona clientela, rischia di non vedere sugli scaffali una selezione rappresentativa delle novità del periodo, che si trovano invece nelle “caselle” dei clienti abituali, i cosiddetti “abbonati”.

Io sono fortemente convinto che il modello economico basato sugli ordini dai cataloghi da parte dei singoli clienti sia superato. Soprattutto il catalogo del distributore come strumento di informazione ha fatto il suo tempo, è un anacronismo, non me ne vogliano le persone che passano il mese a confezionarlo (conto almeno un Amico con la A maiuscola tra quelle persone. Ciao, Max). Con BAO abbiamo imparato a fare informazione in modo più diretto e incisivo, ma il punto è che gli stimoli che diamo al pubblico devono arrivare al bancone della fumetteria. Per un motivo molto semplice: nessun libraio deciderà di ordinare improvvisamente più fumetti perché visitato dallo Spirito Santo e il business delle fumetterie non crescerà mai se non si supera la pavidità di questo periodo, che è pienamente giustificata, ma deve finire presto, prima che il sistema si spezzi del tutto. Storicamente, si esce dai periodi di recessione economica solo facendo investimenti. Noi editori gli investimenti li stiamo facendo. A voi i nostri libri interessano. In mezzo, tra noi e voi, ci sono una struttura distributiva e le fumetterie. Mi farebbe piacere che ci aiutaste a far capire anche a questi signori che ciò che produciamo vi interessa. Si genererebbe un movimento virtuoso che renderebbe molto più fluido ed efficiente il sistema sul quale questo mercato si regge.
Lo so, è un sistema perverso e malato, non è compito vostro assicurarvi che i commercianti abbiano una vasta selezione di articoli da vendere, ma di questi tempi rischiare è difficile, per alcuni improponibile, per cui se non trovate in fumetteria tutto ciò che vorreste è anche colpa vostra, perché non avete fatto capire in modo inequivocabile a chi la gestisce che lo volete.

Questo mese, dei titoli che avevate già intenzione di comprare altrove, ne andate a prendere/prenotare uno in fumetteria, per favore? Badate, vi sto chiedendo di andare a procurarvi un prodotto non necessariamente edito dalla mia azienda in un punto vendita che costa all’editore tra il 50 e il 55% di sconto sul prezzo di copertina di un fumetto. Potrei chiedervi con la stessa enfasi di comprare un fumetto BAO dal nostro shop online, dove il nostro margine sul prezzo di copertina è circa l’80%. Ma a me interessa che il mercato si muova, poi vinca il migliore.
Conosco persone che, anche di questi tempi, sono fiere di avere in tasca una tessera di partito.
Io vorrei che voi aveste quella della vostra fumetteria di fiducia, e che ne foste altrettanto fieri.

38 pensieri su “Perché è importante ordinare i fumetti in fumetteria

  1. Mi hai ricordato un bel tempo di un po’ di anni fa. Con in tasca tutte le tessere, non di partito ma delle fumetterie di Roma.
    Quelle gratis con pochi sconti e quelle a pagamento con tanti sconti, bollini e la casella personale.

    Mi hai ricordato soprattutto i tempi dell’acquisto mensile di PREVIEWS (a due lire e spesso pieno di bonus), dove scegliere oculatamente gli ordini da fare alla propria fumetteria. Oculatamente perché i soldi erano sempre pochi, ma il tempo era tanto.

    Ora i soldi sono un po’ di più e il tempo molto di meno e quindi, con un po’ di rammarico e frequentando sempre una delle poche fumetterie rimaste, preferisco la wishlist di Amazon.

  2. Cari amici di BAO, adoro i vostri articoli e a questo vorrei aggiungere la mia esperienza come autoproduzione distribuita.
    Diversi lettori ci contattano via email o ci incontrano in fiera, lamentando che pur ordinando i nostri fumetti i tempi di attesa sono biblici (fino a 6 mesi) o che addirittura qualche negoziante non si prende nemmeno la briga di ordinare un titolo fuori dai “soliti”, costringendo l’aspirante lettore a cambiare negozio o cercare il fumetto altrove.
    Quindi i nostri lettori preferiscono di gran lunga procurarsi i nostri fumetti direttamente da noi in fiera, dove hanno subito a disposizione tutto il nostro catalogo (magari scontato per l’occasione) ed il plus di un contatto diretto con noi autori, disegni, dediche, ecc.

    Siamo amici di distributori e negozianti, cui vogliamo bene e lavoriamo volentieri con tutti loro. Quel che voglio evidenziare è come la filiera distributiva del fumetto sia letteralmente bloccata su logiche antiche e farraginose che non permettono di rendere le fumetterie dei “luoghi di scoperta” più che di consumo fine a se stesso.
    Purtroppo credo che lato produttori-editori si possa fare poco. Sia per posizione, sia perché il progresso avanza ed il futuro è sempre più in mano alla filiera corta. Basti pensare che un tempo l’autoproduzione era sinonimo di “non ho trovato un editore che mi pubblichi quindi tento da solo”, mentre oggi è una libera scelta effettuata anche da autori già affermati.

  3. Compro quasi solo su amazon o online direttamente dai siti, oltre al quasi sempre sconto assicurato, sono sicuro di ottenere quello che desidero; per anni ho prenotato, ordinato, ma o si scordavano o l’avevano appena finito. Alcuni preferiscono soddisfare solo quella clientela premium che spende 300€ al mese. Le fumetterie sono ormai attività folcloristiche come l’arrotino e l’ombrellaio.

  4. Compro quasi solo su amazon o online direttamente dai siti, oltre al quasi sempre sconto assicurato, sono sicuro di ottenere quello che desidero; per anni ho prenotato, ordinato, ma o si scordavano o l’avevano appena finito. Alcuni preferiscono soddisfare solo quella clientela premium che spende 300€ al mese. Le fumetterie sono ormai attività folcloristiche come l’arrotino e l’ombrellaio.

    • a parte il commento ameno (nel senso che se ne può fare a meno) di nanettomalefico, vorrei far notare quello che nel post di michele è detto senza essere sottolineato: il fumettaro deve ormai fare i conti con una mancanza ormai cronica di liquidità, argent, money, sordi!
      attività che hanno aperto sotto i migliori auspici e in tempi ‘felici’ e che hanno permesso ai loro titolari di lavorare e vivere più che dignitosamente per oltre vent’anni oggi sopravvivono a stento senza che esperienza, istinto, conoscenza e capacità di adattamento possano contribuire a migliorare le cose più di tanto.
      i margini, i tempi di pagamento, il conto assoluto sono cose che cozzano di brutto con il fatto che lavoriamo in una nicchia del cazzo che i ‘padroni del vapore’ hanno sempre voluto tenere compressa per tanti motivi assurdi (ad esempio lo spauracchio della discesa in campo della GDO!).
      in queste condizioni è sempre più difficile tenere dritto il timone e scegliere bene dove investire i propri magri ricavi. dico, avete fatto caso a quanto sono aumentate le pubblicazioni di numero? secondo voi, dando per scontato che io fumettaro non posso aver letto in anteprima qualunque cosa, è facile decidere le quantità di tutto quello che esce soddisfando perfettamente la domanda locale ed evitando di riempirsi di invenduti che fanno crescere a dismisura il magazzino cosa che costituisce motivo di sospetto da parte dell’agenzia delle entrate?
      detto questo l’obiettivo che da sempre perseguo è questo: far diventare i lettori di fumetti sempre più numerosi e sempre più consapevoli
      nel mio piccolo ci riesco anche e sopratutto grazie all’aiuto che realtà come bao mi danno facendo egregiamente la loro parte

  5. Breve opinione di una lettrice: compro i miei fumetti online, perchè prima di tutto risparmio; in secondo luogo, ma non meno importante, vivendo in provincia le fumetterie di zona sono piccole e di conseguenza poco fornite.
    Girando molto le fiere, ho avuto la fortuna di conoscere alcuni editori… e esclusi i presenti (la BAO è l’Editore per eccellenza, perchè come dice Michele ha realizzato ciò che voleva da lettore… e si vede!!!!), sono poche quelle che ti prestano attenzione spiegando i loro prodotti e dedicandoti del tempo.
    Quindi forse c’è da lavorare anche su questo fronte: purtroppo non tutti sono illuminati come il “nostro” Michele.

  6. Finalmente un editore serio, che ha capito che occorre investire sul futuro rinunciando magari a margini di guadagno più elevato per dar modo al mercato di crescere.
    Tanto di cappello, davvero.
    Avevo fatto un intervento di questo tipo su Animeclick, ma è la prima volta che vedo confermato quel che penso da un editore.

  7. io compro sempre in fumetteria (con tutte le magagne che ne conseguono: ordini persi nell’etere, ordini sbagliati, albi sciupati che “ormai tu lo devi pigliare, dai”) con la debita eccezione degli albi introvabili e dei vostri volumi, che ordino sempre dal sito perchè realmente non godono di alcuna visibilità in negozio (parlo di un paio di fumetterie di firenze) e perchè ammetto di provare un sottile piacere a comprarli online (specie per le risposte sintetiche e puntuali di michele foschini). amazon lo evito, anche se forniscono sconti non mi piace la loro politica aziendale. le fumetterie che frequento io hanno un modesto spazio espositivo per le novità, il restante 97% è dedicato a roba che gli è rimasta sul groppone e che sinceramente pure io terrei in esposizione prima di farla marcire sul retro. sinceramente non so che soluzione suggerire per uscire da questa impasse, tant’è vero che anche io ho la stessa sensazione di nanettomalefico… per quanto uno ci possa provare, i nostri figli ci diranno “ma davvero esistevano le FUMETTERIE?!?”

  8. Impresa nobile e romantica, ma destinata al fallimento. E, perdonatemi, credo sia meglio così.

    Meglio perché chiunque si sia servito in fumetteria per anni, come me, potrebbe racontarne i disservizi.
    Meglio perché la (grande) distribuzione online garantisce vantaggi che le fumetterie non possono offrire.
    Meglio perché non è necessario che le persone a cui mi rivolgo per consigli e confronti siano le stesse che mi vendono i fumetti.

    Come diceva qualcuno, le fumetterie sono state essenziali per la crescita del medium, e hanno faticato molto anche solo per campare. Spinti da una grande passione, si sono guadagnati enormi meriti.
    Ma, da consumatore cinico, sono felice del cambiamento.

  9. Avrei voluto commentare ieri sera, ma ecco… la mia tastiera, o meglio, la barra spaziatrice aveva deciso di abbandonarmi.
    Bene. Forse sono la persona meno adatta a commentare, visto che nel villaggio dove vivo in provincia di RC, al confine della legalità, tra la malavita locale e una scogliera a picco sul mare, le fumetterie non esistono, e certe volte ho paura a pronunciarne il nome con il timore di essere preso per visionario.
    Ho cercato di parlare con gli edicolanti che portano quei pochi fumetti qui da me, a fare ordinazioni di quello che sapevo poter trovare in edicola, ma ecco, dopo qualche settimana ero stanco di vedere una moltitudine di sguardi che si perdono nella cupezza e della perenne domanda: <>. Di vedere le fronti degli edicolanti e dei corrieri che servono gli edicolanti, rannicchiarsi sulle loro stesse rughe e sentire la frase: <>
    Dunque, dicevamo.
    Le fumetterie, ah si… le ho sempre viste come posti esotici, dei giardini dell’Eden fatti di carta e naftalina, ne ho sentito parlare e dicono che siano dei posti meravigliosi, dove gli occhi brillano per la moltitudine di colori delle copertine, che somiglino a delle librerie, ma dove puoi trovare fumetti di cui non hai mai sentito parlare.
    Bene, le fumetterie sono e resteranno per me delle stelle lontane, la cui luce è semplicemente un’eco che viaggia nel tempo e nello spazio. Ne scorgo in lontananza lo splendore, ma la loro luce non ha mai accarezzato la mia pelle, non ha mai abbagliato i miei occhi.

    Dunque, come leggere fumetti e graphic novel in un angolo di mondo che chiameremo allegramente: El Paso?
    L’unico collegamento col mondo fumettistico esterno è il computer, e fortunatamente l’ADSL è un miracolo con cui il mio modem può tranquillamente dissetarsi.
    Aprendo questa finestra sul mondo gli occhi si colorano di arcobaleno, è come guardare in un caleidoscopio proiettato su un mondo parallelo che non conoscevi.
    Fortunatamente Amazon in primis, e altri store on-line non si fermano ai confini della Basilicata, ma si accingono come i primi esploratori spagnoli, portoghesi, inglesi, francesi ecc ecc, tra le fronde di una giungla dai mille pericoli, e arrivano con le loro carovane di furgoncini piccini fino all’uscio di casa mia, mi sorridono, mi fanno firmare delle carte che non ho mai letto, tanto sono preso dalla contentezza, e mi lasciano un piccolo tesoro, racchiuso comodamente in pacchi dal colore marroncino, talvolta sabbia, giallo canarino e così via, a seconda della moda corrente.
    E dentro quei pacchetti, che provengono da un mondo al di fuori della foresta, al di là delle canne di bambù che circondano il mio villaggio, trovo degli splendidi tesori fatti anch’essi di carta, con dentro una moltitudine di colori, ed’è come affondare nuovamente gli occhi in un caleidoscopio di emozioni.

    Io non so che fine faranno le fumetterie, so solo che non ne sentirò la mancanza, perché non ho mai avuto la possibilità di affezionarmi a loro. Posso solo dire che sarò triste a pensare che quelle stelle lontane, un giorno, si spegneranno. In fondo, mi facevano sognare a occhi aperti.

  10. Compro libri da una libreria perchè il libraro mi garantisce il prezzo che trovo su amazon.

    Compro fumetti su amazon perchè il fumettaro non mi garantisce quel prezzo.

    Il resto sono solo scuse, il consumatore compra dove risparmia, io mi prendo volentieri lo sbattimento di uscire di casa e “finanziare” un’ attività se quella attività mi garantisce il prezzo pari a quello che spenderei rimanendo a casa (che tra l’ altro è più comodo).

    Facendo i conti per la mia realtà cittadina comprare da una fumetteria equivale a uscire di casa, sperare che il volume sia disponibile, in caso contrario ordinarlo e aspettare più o meno gli stessi tempi di spedizione di amazon per poi andare a ritirarlo.. e in ogni caso, che sia disponibile li o no c’ è da pagare circa 1 EURO in più su ogni volume che si compra rispetto ad amazon, quindi al diavolo la nostalgia ecc se si parla di spendere GLI STESSI SOLDI per aiutare un’ attività io ci sto! Ma in questo caso si parla di fare beneficenza di un euro ogni volta che si compra qualcosa e non va bene

    • Ragionando solo sul prezzo, che comunque è un fattore importante, non lo nego, si dimostra però che si acquista solo se costa meno. E allora non si amano i fumetti, mi viene da dire.
      Amazon fa pagare poco perché è una multinazionale che recupera in altri modi. E detto per inciso, sta ammazzando piccoli e persino grandi editori con le sue politiche del cazzo sui bassi prezzi.
      Non si fa beneficenza, si paga chi ha scritto e disegnato, chi ha stampato, chi ha distribuito e in ultimo il piccolo negoziante, in questo caso la fumetteria. Tutte cose che si dimenticano troppo spesso.
      A furia di volere tutto di tutto a bassissimo costo, poi non lamentiamoci se quando si viene assunti per un qualsiasi lavoro si viene pagati poco o si preferisce lasciare a spasso talenti italianissimi e delocalizzare (e sì, persino i fumetti li stampano all’estero in certi casi, costa meno…).

  11. Ho sempre comprato i fumetti in edicola e mi sono sempre limitata alla Bonelli, da quando gli editori sono sbarcati online ho iniziato a leggere di tutto! Spaziando tra autori ed editori… i fumetti Bonelli continuo a comprarli di carta perché ancora non si sono adeguati, ma tutto il resto lo prendo digitale su consiglio dei miei autori preferiti (basta un tweet o un commento su un blog) e degli editori che seguo.

    E sono tanti i fumetti che leggerei se ci fossero in formato elettronico. Perché non vado in fumetteria? Perché ho finito lo spazio a casa.
    Allora anche chi vende fumetti potrebbe metter su uno store online e vendere copie digitali in accordo con gli editori. Creare vetrine e angoli online per far scoprire novità o riscoprire vecchi volumi. E non costringere noi utenti a dover cercare i fumetti digitali nelle app dei singoli editori o cliccare sul bottone Amazon: “vorrei leggere questo articolo su kindle”.

  12. vedo che c’è un sacco di gente a cui le fumetterie hanno fatto del male!
    è vero che ci sono attività gestite con il posteriore che non hanno certo contribuito alla buona nomea delle fumetterie ma ho il sospetto che in molti preferiscano dare i soldi ad aziende impersonali utilizzando la carta di credito piuttosto che dover aprire il portafogli e depositare i sudati risparmi nelle mani dell’avido e sudato fumettaro.
    tutte le considerazioni sulle politiche commerciali delle aziende globalizzate stanno a zero, quello che conta è risparmiare qualche euro, chiusi nelle proprie stanzette.
    e ho un altro sospetto, a giudicare dall’atteggiamento, che i gestori delle fumetterie più scadenti non siano così diversi, come persone, dagli stessi loro detrattori, forse perché in fondo provengono dallo stesso mondo.

  13. vedo che le fumetterie sono un posto esotico. pieno di passione. un po’ demodé.
    fico.
    e dire che c’è gente folkloristica che ci campa… saremo tutti zulù con l’anello al naso.
    E dire che la distribuzione da fumetteria regge il sistema…

    Una precisazione: ma se io ordino una copia in più, da esporre, e la vendo… e poi il distributore esclusivista del tal editore ci mette UN MESE a rimandarmi tale novità, magari mentre su amazon se la vende tranquillamente… beh… ci chiediamo DOVE non funziona il sistema?

    • detto così magari il lettore normale non capisce bene la situazione, magari se ci aggiungi che in quel mese di attesa quel distributore esclusivista ti ha mandato altri 10 invii (così ad occhio e per difetto) di materiale forse può cominciare a farsi un’idea un pò più precisa

    • una domanda, se banale mi scuso: le fumetterie potrebbero ordinare direttamente all’editore? sono obbligate ad utilizzare il distributore? e l’editore, potrebbe riservare un canale di approvvigionamento diretto alle fumetterie che ordinerebbero direttamente, con sconti e spedizioni concordati?

      • Volendo si, alcuni lo fanno.
        Ma se iniziamo ad acquistare da ogni editore… spedizioni, pagamenti, riordini… dobbiamo assumere qualcuno per la logistica. Negli ultimi 4 anni, sono passato da 2-3 fornitori a quasi 10. Non vi rendete conto di quanto è aumentato il lavoro da fare…

  14. Tutto giusto ma faccio 3 precisazioni

    1) Molte fumetterie non applicano più sconti
    2) Gli sconti applicati nelle fumettrie che ancora li fanno sono del 10% contro 15% che solitamente offre il web
    3) Chi fa aprire una casella spesso richiede un “abbonamento” a 3-5 mensili (quindi chi compra 3 spillati seriali ne ha diritto e chi compra 3-5 graphic novel al mese non ne ha)

    Per essere (parzialmente) costruttivo posso dire che sarebbe interessante un un circuito che permetta di acquistare online con ritiro in fumetteria… magari con un sistema di fidelizzazione a punti che sostituisca lo sconto minore che queste offrono.

    • La maggior parte delle fumetterie fa già un grosso sforzo per offrire il 10% di sconto, non può certo permettersi di fare il 15%: il distributore via web ha ben altri volumi di acquisto e vendita.
      Non dimenticatevi che i fumetti hanno un prezzo di copertina imposto, a differenza di altre merci su cui puoi collocare il ricarico che desideri. E i margini per la fumetteria sono già abbastanza risicati, tra il 20 e il 25% del prezzo di copertina: un ulteriore 5% brucerebbe più della metà del guadagno.

      L’unica soluzione possibile per le fumetterie è andare a comprare direttamente dall’editore saltando il distributore, ma, come già facevano notare, aumentano i costi di logistica e anche quelli delle spedizioni.

      Sarebbe d’uopo che:
      1. gli editori credessero maggiormente nella possibilità di inserirsi sul territorio tramite le fumetterie, e che quindi pensassero al futuro della distribuzione invece che cercare di fare tanti quattrini immediati (oltretutto molti sono carenti anche sul materiale promozionale)
      2. i distributori prevedessero il reso anche per loro, oltre che per le edicole

      p.s. non ho una fumetteria, ma ho un caro amico che ce l’ha e fa una fatica assurda a tenersi in piedi… certi commenti semplicistici fatti da chi non conosce l’ambiente mi fanno abbastanza male

  15. @gianfranco loriga: volevo esser franco, non di cattivo augurio 🙂

    Da consumatore, guardo i miei interessi. E lo fanno anche i titolari di fumetterie quando stanno “dall’altra parte del bancone”. Mi pare ragionevole. Si cerca risparmio, comodità, disponibilità di prodotti.

    Ma ipotizziamo di assecondare MICHELEFOSCHINI. Cosa cambierebbe? Nella miglior ipotesi, aiuterei la fumetteria a offrirmi un servizio quasi uguale a quello di cui già beneficio presso la grande distribuzione.
    Ci guadagnerei competenza e passione. Ma ripeto, chi dice che io le debba cercare in chi vende?

    Anche se i problemi della piccola realtà sono strutturali, non certo causati da incompetenza o indolenza del suo titolare, ciò non cambia che la concorrenza alle grandi realtà si faccia con prodotti e servizi più genuini, o personalizzati, o comunque con qualcosa che vada al di là della catena di montaggio. Molto difficile col fumetto.

  16. voi trascurate un fatto: Amazon vende con il 15%, affossando il sistema fumetterie.
    domani, quando queste non ci saranno più… chi vi offrirà il servizio che oggi, amazon, non vi da?
    o lo sconto e la velocità valgono più dell’avere centinaia di titoli a settimana?
    domandatevi anche: come mai amazon ha dei titoli che le fumetterie ci mettono settimane a riavere?
    qualche volta, non si può essere un po’ più consapevoli, come consumatori?

    • Senza contare che da quando finalmente nella mia città ha riaperto una fumetteria seria, ho un luogo dove incontrarmi con altri con la mia stessa passione e un posto dove essere sempre aggiornato sulle uscite, le posso sfogliare e posso scoprire titoli che magari tramite internet erano passati inosservati.

  17. Pingback: L'importanza di ordinare i fumetti in fumetteria | Comix For The Win

  18. Io sono un vecchio, e mi ricordo.
    Il mondo prima di internet. Uscivo al sabato pomeriggio e passavo da Giorgio per i dischi, poi in fumetteria, e alla fine in libreria. Nel mezzo tanti amici, tanti caffè e birre, la corte alle ragazze e mille discussioni inutili, e mille discussioni utili.
    La rete è utilissima, per tante cose, ma in realtà non c’è niente di più, per quello di cui stiamo parlando, di quello che potrebbe consigliarmi un buon gestore di un negozio.
    vi è mai capitato di servirvi alla cassa automatica di un supermercato? Io non lo sopporto. Pago e devo pure lavorare.
    Ordinare on line mi dà lo stesso fastidio. Passare un sacco di tempo a lavorare per avere un pò di sconto e togliere il lavoro a qualcun’altro.
    Ci fanno il CINQUE per cento in più di sconto. CINQUE.
    Preferisco avere un amico-gestore che conosce i miei gusti e il mercato, preparato intelligente ed onesto, gli mollo la sua parte, volentieri.

  19. Sottoscrivo gli appelli alla consapevolezza del consumatore. Davvero saggi. Ma sensibilizzerei su altri aspetti, in particolare sulla tutela di autori ed editori. Ritengo siano queste le parti delicate e preziose che dobbiamo preservare se vogliamo qualità e varietà in questo settore.
    In altri termini: una volta stampato il fumetto, poco mi importa di come arrivi sulla mia libreria, o di chi me lo consigli. Ma se il prodotto è scadente, o non esiste proprio, il problema non ha soluzioni.

    Qualcuno ritiene che, comprando dalle grosse catene, si tolga lavoro alle persone. Discorso nobile, perché è nobile interessarsi agli altri, ma forse in questo caso un po’ miope.
    Prendiamo Amazon. Amazon non è Jeff Bezos. È un intero ecosistema di programmatori, tecnici, impiegati, commerciali, pubblicitari, magazzinieri, addetti alle pulizie, corrieri, e chissà quante altre figure professionali. E faticano pure loro.

  20. Dato che ho letto un pò troppi commenti di Loriga – che dice anche cose giuste, per carità – occorre mettere un punto fisso per consentire a chi legge di ri-leggere determinati interventi attraverso un punto di vista sino ad ora non considerato.
    “vedo che c’è un sacco di gente a cui le fumetterie hanno fatto del male!
    è vero che ci sono attività gestite con il posteriore che non hanno certo contribuito alla buona nomea delle fumetterie” (cit.Loriga)
    Vero Gianfranco. Una di quelle è stata (ora non so, quindi parlo al passato) la tua. Se si pensa che sei stato pure presidente dell’AFUI la cosa (per chi ti ha nominato) non può che risultare una (amara) beffa.
    Chi si è rivolto (e naturalmente chi ancora si rivolge) a Loriga sa bene che la filosofia del “piangersi addosso” o del perenne scaricamento del barile (la colpa è SEMPRE di qualcun altro) è una caratteristica propria del gestore, così come il suo approccio (non quello del fratello che è di tutt’altra pasta) di sfida e rivalità nei confronti dei clienti, specie quelli più fedeli.
    Mi fermo qui.
    Non si augura il male a nessuno, nemmeno al peggior nemico (e comunque non è questo il caso, ci mancherebbe!). Piuttosto trovo giusto che uno raccolga quel che ha seminato.

      • mi sono riletto questa cosa con attenzione perché in un primo momento non avevo capito bene cosa potesse significare.
        premesso che non nessuna intenzione di alimentare sgradevoli flame in casa d’altri, vorrei solo dire che chi non mi ha mai fatto presente le sue rimostranze faccia a faccia (in tutta la mia carriera ho avuto forse 4 o 5 ‘discussioni’ con clienti non soddisfatti che non si siano risolte in modo positivo) e che in un contesto come questo anonimamente utilizza un tranquillo dibattito in casa d’altri per, sostanzialmente, sputare veleno, oltre a dimostrare un’indole piuttosto pavida rischia di sembrare poco cristallino nelle intenzioni o al meglio un troll!
        in ogni caso non devo avere poi seminato così male visto il numero di clienti che servo attualmente.
        ci sta che uno possa non essere soddisfatto, ci mancherebbe, ma se uno è falso come una moneta da 3 euro preferisco compri da altre parti piuttosto che avere a che fare con lui!
        (mi scuso col padrone di casa per questo piccolo sfogo, giuro che non aggiungerò una parola di più su questo argomento!)

  21. Io probabilmente sono una dei pochi a non comprare nulla su internet. Compro sempre tutto in fumetteria.
    Mi muovo spesso per lavoro, quindi di fumetterie ne ho girate parecchie.
    forse non mi crederete o forse si, comunque di venditori disponibili e gentili, ne ho incontrati veramente pochi.
    Quindi mi metto un secondo nei panni di chi magari, la fumetteria non la può scegliere come magari è capitato a me. Chi me lo farebbe fare di entrare in un negozio e spendere (quello che spendo io mensilmente)100/150 euro SE: i fumetti non è detto che li trovo, SE quando lo ordino anche come casellante, o non mi ordinano ne gli arretrati ne le uscite del mese, SE quando passo a ritirare la casella, non mi hanno messo i fumetti, che però esposti ci sono, SE la persona a cui vado a portare il MIO denaro mi tratta come se fossi un pezzo di imbecille, e se sempre lui quando chiedi “che picchiaduro mi consigli” mi risponde “Kuroschitzuji”?
    Questo è quello che ho trovato nel mio “breve” percorso a Bergamo, Torino, Roma, Mestre, Genova, Verona.
    Parlando poi di soldi, a chi compra su amazon, non capisco dove si risparmi, tutte le fumetterie se hai la casella ti fanno il 10% di sconto e non hai i costi aggiuntivi di spedizioni e cazzate varie, hai tutto in mano subito.
    comprarli in Fumetteria, ha sempre e comunque il suo fascino

  22. Compravo in una fumetteria. poi le hanno sfondato la vetrina con l’auto e l’hanno completamete ripulita.
    non ha più riaperto. ho lasciato un pezzo di anima in quel negozio…

    Lo frequentavo da 12 anni, entrai la prima volta a 15 anni.
    Era un luogo che mi metteva soggezione, un luogo dove vigeva imperativamente la regola del “chi tocca compra”. (mai applicata)
    un posto dove anche se non conoscevi chi era il protagonista dei manga, c’era sempre lui, “il fumettaro” che sapeva tutto, e io mi chiedevo: ma se li sarà letti veramente tutti?
    era sempre aggiornato, aveva persino un soppalco dove potevi andare a cercare gli albi più vecchi, quelli che odoravano di elenco telefonico, un posto quasi lugubre, con l’aria pesante, ma chi ci andava, si immedesimava forse in un indiana j. alla ricerca di un tesoro perduto, e quando una volta salito sopra ed ambientatosi con il forte odore e la poca luce (c’era una lampadina) sbirciando dalla ringhiera, potevi vedere dall’alto uno tzunami di fumetti che si muovevano e respiravano da soli, come una grandissima barriera corallina che stava li pronta a raccontarti una storia, una specia di caverna delle meraviglie piena di pagine che si muovevano con l’aria che entrava dalla porta, e con il suo guardiano, un golem seduto in un metro quadrato con un registratore di cassa poggiato su uno sgabello di legno, che emettava di continuo quel ticchettio ritmato, qualla specie di suono che ovunque ti trovavi all’interno della fumetteria, ti faceva capire che un’anima era pronta per arricchirsi di colori e parole, quel rumore meccanico per anni a cadenzato il ritmo dei miei week end, alle due di pomeriggio di sabato, sapevo che avrei avuto un fumetto tra le mani, e quella carta stampata mi avrebbe reso una persona migliore.
    e adesso niente sarà più come prima.
    non ho mai comprato un solo fumetto online. non lo farò mai. mai.
    la fumetteria è uno stile di vita. non è un negozio.

  23. E’ una cosa molto triste. La censura dico.
    Si può pubblicare per poi stigmatizzare l’intervento, prenderne le distanze (assumendosi la responsabilità di tale posizione, eh). Ma non pubblicare un intervento che, seppur molto critico, è espresso con garbo e non attraverso il turpiloquio è un errore, specie se – precedentemente – si “approva” la pubblicazione di un WTF (in Sudafrica se provi anche solo a bisbigliarlo rischi una coltellata, giusto per farti capire la pesantezza e la volgarità di una simile espressione)
    Già, perché un’altra caratteristica della censura è la parzialità che sempre l’accompagna. Due pesi e due misure: quello che hai fatto Michele non è molto diverso dalle censure viste in altri luoghi (forum, blog, etc…), anzi è peggio dato che solitamente la censura “soggettiva” (chiamiamola così…) viene almeno accompagnata da due righe di spiegazione, giusto per renderla un minimo digeribile.
    La chiudo qui, non interverrò mai più su questo blog di modo da evitarti di ricadere in simili meschinità. Terrò comunque conto di questa cosa per il futuro…l’esperienza del vivere m’ha insegnato che, in un modo o nell’altro, i nodi prima o poi vengono al pettine…quindi a buon rendere 😉

    • Qui sei a casa mia. Non è un forum. Se ti voglio zittire è nel mio diritto. La deriva personalistica della tua polemica non mi interessa, quindi non ti pubblico. Tutto qui. Le tue velate minacce invece le pubblico volentieri. Non si sa mai.

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