Hit the road, Zero

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Raggiungere nuovi lettori, nuove tipologie di lettori, per noi di BAO è fondamentale, se il medium Fumetto deve realmente affermarsi tra le abitudini di lettura e di acquisto degli italiani. Per farlo, in molte occasioni all’anno, invitiamo i nostri autori a fare book tour nelle librerie, nelle fumetterie, ai festival e alle fiere. Personalmente, sarò on the road fino a metà giugno, al seguito di (in ordine di tempo) Zerocalcare, Noelle Stevenson, Terry Moore, Leo Ortolani, Koren Shadmi e gli ospiti BAO di Etna Comics, ultimo impegno pubblico prima dell’estate.
Per tutti quelli che sono convinti che il mio ruolo di editore e accompagnatore degli ospiti, in quelle occasioni, consista nel mangiare a quattro palmenti in ottimi ristoranti, la settimana scorsa ho realizzato questo piccolo video, a testimonianza di una missione-lampo nella bella Bari.

Zerocalcare a Bari from BAO Publishing on Vimeo.

Costruire i libri – The medium is the message*

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Costruire un libro non vuole dire solamente assemblare le idee e le parole. Vuol dire dare forma tangibile alle emozioni che contiene.
I libri a fumetti richiedono una consapevolezza maggiore dei materiali e del loro utilizzo rispetto ai testi in prosa. Questo perché è indifferente – ai fini dei concetti – con quale senso si legga un romanzo: su carta o su schermo lo si legge con la vista, negli audiolibri lo si legge con l’udito, in Braille lo si legge con il tatto. Quando la combinazione di parole e immagini è indissolubile per poter fruire di una storia, il coinvolgimento dei sensi dev’essere guidato dalla sapienza tecnica di chi progetta e di chi costruisce. Per questo lavoriamo a così stretto contatto con i tipografi e perfino con le cartiere. La vista ha bisogno di essere appagata dalla giusta brillantezza dei colori, quindi si sceglie la carta in base all’assorbenza (degli inchiostri) e all’assorbanza (della luce). Gli inchiostri possono essere vegetali oppure ossidativi, e il modo in cui si rapprendono sulla carta è differente, va preso in considerazione.
Lo spessore della carta può essere influenzato meramente dal suo peso in grammi al metro quadro, o essere inferiore a ciò che il tatto percepisce se la carta ha una “mano” (espressa in centimetri cubi su grammi) superiore a 1. Per esempio: perché usiamo carte spessorate per le nostre edizioni di Dylan Dog? Per restituire la sensazione tipica di un albo Bonelli: qualcosa che pesa tra le mani meno di quanto l’occhio aveva immaginato.
La finitura delle copertine (plastificate o con vernice di macchina? Carte speciali, come l’Imitlin? Riserva UV lucida su superficie opaca? Inchiostri fluorescenti in aggiunta alla quadricromia?), la scelta se cartonare o brossurare un’edizione, per tacere del formato fisico (sempre influenzato dallo spessore previsto per il corpo libro) sono fattori che influenzano in ultima analisi il successo di un libro. Qui ci studiamo quasi due anni per ciascun libro che creiamo da zero, e anche quando importiamo un libro dall’estero ne studiamo la natura attentamente.
Perché una persona saggia mi ha detto una volta che la carta bianca vale quel che costa, mentre la carta stampata non vale più niente. E da quel giorno ho deciso che qui in BAO gli avremmo dimostrato di poter aumentare il valore della carta, imbrattandola, o che per lo meno la avremmo imbrattata con stile. E quando un libro restituisce le giuste sensazioni nelle mani di un potenziale lettore (e acquirente), quel libro funziona, ha una chance di diventare un successo. Le belle storie se lo meritano.

*Mille scuse a Marshall McLuhan per avergli rubato il titolo.

Ricominciamo a parlare di storie

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[Siccome è da un po’ che non posto nulla sul blog aziendale, ho pensato di scusarmi con un testo del mio poeta americano preferito, e.e. cummings, che mi sembra molto adatto al nostro mestiere e a questo periodo, in cui un po’ tutti cercano di far saltare in aria il mondo. Nei prossimi giorni ricominciamo a parlare di editoria, ma per oggi si parla di emozioni.]

Consiglio da poeta

Un poeta è una persona che sente, e che esprime a parole le proprie emozioni.
Può sembrare facile, ma non lo è.
Molti pensano o credono o sanno di sentire, ma questo è pensare o credere o sapere; non è sentire. E la poesia è sentire, non sapere o credere o pensare.
Quasi tutti possono imparare a pensare, a credere o a sapere, ma non esiste un essere umano cui si possa insegnare a sentire. Perché? Perché quando pensi o credi o sai, sei molte altre persone; ma nel momento in cui senti sei nessuno-a-parte-te.
Per essere nessuno-a-parte-te – in un mondo che fa del proprio meglio, ogni santo giorno, per renderti come tutti gli altri – significa combattere la battaglia più feroce in cui un essere umano possa impegnarsi; e non smettere mai di lottare.
Quanto a esprimere nessuno-a-parte-te a parole, questo implica lavorare un poco più duramente di quanto possa immaginare chiunque non sia un poeta. Perché?
Perché non c’è niente di più facile dell’usare le parole come qualcun altro. Tutti noi lo facciamo quasi sempre. E quando lo facciamo, non siamo poeti.
Se, alla fine dei vostri primi dieci o quindici anni a lottare e lavorare e sentire scoprirete di aver scritto un verso di una poesia soltanto, sarete già molto fortunati.
Quindi il mio consiglio per tutti i giovani che desiderano diventare poeti è: fate piuttosto qualcosa di facile, come imparare a far saltare in aria il mondo, a meno che non siate non solo disposti, ma ansiosi, di emozionarvi, lavorare e lottare fino alla morte.
Vi pare una prospettiva triste? Non lo è.
È la vita più meravigliosa possibile.
O almeno, questo è ciò che sento.