L’annuale rapporto sul raccolto delle arance

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Insomma, come è andato il 2015 per il fumetto in Italia? Difficile a dirsi, ma il segno è positivo. Io posso citare, ovviamente, solo i dati che riguardano BAO nei vari canali di vendita, con l’eccezione del mercato delle librerie generaliste per il quale il dato è più completo, ma in generale il trend è a crescere, e non poco.

– Il mercato del fumetto nelle librerie generaliste è cresciuto del 37%, rispetto al 2014, e ora vale complessivamente 9,6 milioni di euro. Il fatturato di BAO è cresciuto del 47,7%, in quest’ultimo anno, e siamo leader di settore con market share del 29,2%.

– Le nostre vendite in fumetteria sono aumentate del 31%, mentre quelle degli ebook solamente del 3,29%, segno che la stagnazione di quel settore non è limitata a un tipo di prodotto editoriale, ma è generalizzata.

In una situazione di sempre maggiore concentrazione dei poteri (basti pensare alle grandi fusioni tra gruppi editoriali, o alla sinergia distributiva Messaggerie-Feltrinelli, per non parlare dei colossi dell’online e dei pochi soggetti che si occupano della Grande Distribuzione per quanto riguarda i prodotti editoriali) è sempre più importante mantenere alta la visibilità del marchio e dei singoli titoli (le vendite dei titoli BAO esclusi quelli di Zerocalcare sono aumentate del 43%, nell’ultimo anno), tanto per evitare di essere ignorati dagli acquirenti quanto per potersi consentire il lusso necessario di operare a favore delle librerie indipendenti (con migliore azione promozionale e favorendo gli eventi nei loro punti vendita) e delle fumetterie (che grazie alla collaborazione con Sergio Bonelli Editore per la promozione dei titoli crediamo avranno, nel 2016, notevoli benefici dalle nostre recenti scelte distributive) che sono un ganglio vitale del nostro mercato, e per troppo tempo sono state sottostimate o trattate con sufficienza dagli operatori editoriali e distributivi.

Insomma, c’è ancora molto da fare, ma la sensazione è che in molti tra i colleghi e concorrenti si stiano rimboccando le maniche e che il futuro riserverà ancora soddisfazioni a tutti. Certo, quando leggo il rapporto annuale sul mercato francese (che in realtà quest’anno ha subito una generale flessione) e mi rendo conto che oltralpe nel 2014 erano attivi 368 editori di fumetti capisco che non sarò contento finché anche qui da noi non ci sarà una pluralità di voci paragonabile, e che sarà bello nel frattempo continuare ad aprire spazi al Fumetto nei luoghi dove fino a qualche anno fa sembrava impensabile accoglierlo.

Sarà una bella annata, promesso.

Domande frequenti sulla campagna BAO di sconti al 25%

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Cos’è la promozione al 25% e quanto dura?
Una volta l’anno, per un mese che non sia dicembre, a norma di legge gli editori possono scontare i prezzi dei loro libri fino al 25%. Noi quest’anno lo facciamo, nei punti vendita aderenti, dal 27 agosto al 23 settembre.
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Potete darmi la lista dei negozi che aderiscono?
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Non è facile, perché l’adesione è volontaria e spesso non ci viene comunicato se una libreria aderisca o meno. Il modo più facile per saperlo è telefonare ai punti vendita dove si intende fare un acquisto, ma noi sul nostro sito aggiorneremo per tutto il mese una lista di punti vendita della cui partecipazione siamo certi.
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Perché non ci sono gli sconti sul vostro sito?
Per non fare concorrenza ai negozianti che aderiscono all’iniziativa. In altri momenti dell’anno facciamo promozioni-lampo sul sito che non estendiamo ai punti vendita, quindi è giusto che in questo caso siano loro ad avere l’esclusiva di questa opportunità.
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Vale anche per le novità?
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Vale per tutti i titoli che escono nel periodo della promozione. Quindi se trovate una novità non scontata in un negozio che aderisce alla promozione, fatelo notare al personale: sicuramente si tratta di una svista, dato che in genere tutti i titoli da scontare vengono etichettati o esposti in una volta sola ed è possibile che qualcuno si scordi che la cosa si applica anche alle novità.
I titoli in uscita nel periodo della promozione sono Il divino, Last Man Volume 4, Catarsi, Aama Volume 3 e Fugazi Music Club.
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La mia fumetteria/libreria non ne sapeva niente ma vorrebbe partecipare: come può fare?
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Può scrivere al nostro responsabile commerciale, Simone: simone.pappalettera@baopublishing.it per avere accesso alla promozione.
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Perché lo fate? 
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Anche se è un investimento, visto che il nostro margine di guadagno per un mese si assottiglia, crediamo profondamente che se un lettore scettico prova i nostri libri poi se ne innamora. Sappiamo che rispetto al prezzo dei prodotti da edicola i nostri volumi sono costosi, ma sentiamo anche che il loro prezzo è giusto in rapporto a ciò che diamo in cambio. Se rinunciare a un po’ di profitto serve a farlo capire anche a chi non lo ha ancora provato direttamente, ben venga. Per noi l’importante è offrire una bella scusa per leggere più fumetti.

Dieci cose che ho imparato al Comic-Con di quest’anno

 – C’erano più furgoni delle emittenti televisive che mai.
Emittenti TV in fila sulla Fifth Avenue

Emittenti TV in fila sulla Fifth Avenue.

– Quando entriamo negli Stati Uniti all’immigrazione una volta dovevamo spiegare nel dettaglio i motivi del viaggio. Ora diciamo: “Andiamo al Comic-Con” e la risposta è “Figo. Vorrei andarci anche io” e ci lasciano passare.
– L’asfissia degli spazi di Artist Alley si è arrestata, segno che la fiera sta cercando di tornare più “creator friendly”.
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– La potenza di Star Wars è tale che, visto che allo stand Hasbro si vendeva in esclusiva un’action figure dei nuovi Storm Trooper, c’era più gente in fiera il giovedì e il venerdì che nel weekend. L’action figure è andata esaurita il giovedì pomeriggio e per la prima volta in vita mia ho vissuto una fiera in cui il giorno meno frequentato è stato il sabato.
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L'esclusiva più desiderata di quest'anno, senza dubbio.

L’esclusiva più desiderata di quest’anno, senza dubbio.

– Molti stand, soprattutto di editori, non vendono nulla. Sono lì solo a scopo promozionale. Tra quelli che vendono, anche quelli con le esclusive più ambite, nessuno lavora con il ritmo di uno stand mediamente interessante a Lucca Comics. Forse anche per questo Comic-Con è, a livello di movimento tra gli stand, meno stressante.
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– Una delle ragioni per cui Kelly Sue DeConnick è al momento considerata tra le persone più influenti del fumetto americano è la sua estrema disponibilità con i fan. Li fa sentire davvero importanti, come è giusto che sia, e viene ricompensata con una lealtà assoluta dai suoi lettori. (Adoro l’aneddoto che ci ha raccontato; sua figlia di sette anni è famosa per le risposte ciniche con cui inquieta la famiglia. Ogni anno, in fiera, alla conferenza della Milkfed Criminals, la società creativa che gestisce con il marito Matt Fraction, Kelly Sue fa un quiz ai presenti: dice una frase e la gente deve indovinare se sia stata pronunciata da Ultron, da Kanye West o dalla piccola Tallulah Louise.)
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– L’industria del fumetto è realmente grata a Conan O’Brien per aver fatto le dirette da San Diego. Conan è un vero fan, e a detta di molti quelle quattro puntate hanno fatto molto per legittimare la cultura pop agli occhi del grande pubblico.
Autobus turistici personalizzati con i pupazzi di Conan O'Brien realizzati da Funko. Introvabili, ovviamente. Sono andati a ruba.

Autobus turistici personalizzati con i pupazzi di Conan O’Brien realizzati da Funko. Introvabili, ovviamente. Sono andati a ruba.

– Per molti autori con i quali ho parlato è stata un’edizione fantastica, piena di creatività, di progetti emozionanti per il futuro e di nuovi stimoli. Chi si ostina a dire che “ormai è tutto Hollywood” evidentemente non ci viene, oppure rosica perché non riesce a trarre dall’evento i benefici che vorrebbe.
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– La festa per i cinque anni della Skybound, sull’attico al quinto piano dello stadio di baseball, era la prova dell’integrazione del fumetto nella cultura popolare mainstream americana, al di fuori della propria nicchia. In un’atmosfera cool e rilassata, con un ottimo buffet, nerd con ancora il badge al collo e attori (abbiamo incontrato mezzo cast di Silicon Valley, per esempio) chiacchieravano amabilmente o si facevano serigrafare al momento magliette con i loghi dei personaggi creati da Kirkman. Era una festa fatta per il gusto di farla, senza ritorno economico diretto, per celebrare il successo di un’azienda, e “quelli dei fumetti” erano i padroni di casa.
La vista sul Convention Center dalla terrazza panoramica dello stadio dei San Diego Padres, durante la festa Skybound.

La vista sul Convention Center dalla terrazza panoramica dello stadio dei San Diego Padres, durante la festa Skybound.

– Gli Eisner di quest’anno, per quanto si possa discutere sulle singole scelte, sono la fotografia accurata dello stato del mercato americano: Saga è ancora la cosa più significativa che abbia colpito il mercato tradizionale negli ultimi anni (e ricordiamoci che da loro non è considerato mainstream, ma un “indie book” perché non è delle due grandi), Lumberjanes e un’intera scuola di autrici sono diventati punti di riferimento innegabili e Raina Telgemeier è l’autrice di fumetti più importante nel mercato librario, nelle biblioteche e nelle scuole. Ovviamente in Italia “Raina CHI?!”, anche se è edita anche da noi.
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Ma su quanto sta cambiando il mercato e quanto devono cambiare gli editori per cogliere le opportunità che si profilano all’orizzonte, faremo un discorso a parte nei prossimi giorni.
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PS: Cosa che ho imparato bonus: in America Matteo Salvini fa stand up comedy, come è giusto che sia.
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Se non avete gradito la battuta, sentitevi liberi di gridarmi pure “Ruspe!”

Devastator, l'autoblindo dei Serenissimi.

Forse stiamo cercando proprio te

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BAO Publishing sta cercando un commerciale da assumere. Lettera di presentazione e CV vanno inviati a chiedi@baopublishing.it
Le caratteristiche che leggete nel cartello della foto sono i requisiti base per essere presi in considerazione. Inutile dirvi che qualunque domanda o richiesta di ulteriori dettagli non va espressa qui sul blog o sui social media, ma con una mail all’indirizzo indicato.
In bocca al lupo al potenziale membro numero quattordici del nostro team.

Una piccola questione di rispetto

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Sabato scorso, alla fine della terza giornata di Napoli Comicon, in un bel teatro gremito di pubblico, c’è stata l’assegnazione dei Premi Micheluzzi 2015. A inizio cerimonia Claudio Curcio, patron della manifestazione, ha annunciato un clip di ricordo dei professionisti del mondo del Fumetto scomparsi nel corso dell’anno precedente. È qualcosa che avviene in diverse manifestazioni, io lo vedo ogni anno agli Eisner Awards, e sebbene sia un momento triste e in contrasto con l’atmosfera gioiosa della fiera e della cerimonia stessa, è un momento importante per ricordare persone che hanno dedicato la propria carriera a rendere grande il nostro mestiere. Per molte delle persone presenti in sala, amici di una vita.
Ho una cosa da dire a tutti quelli che erano in sala sabato sera, e sono certo che Claudio l’anno prossimo vorrà ricordarlo dal palco: Non si possono applaudire solo i morti che conoscevamo, o che ci stavano simpatici. Durante quel momento di ricordo si deve applaudire continuamente, dall’inizio alla fine. Si deve. Lo dobbiamo a quelle persone e a noi stessi.
Lo dico alle persone con i berretti pelosi di Adventure Time e ai professionisti con la giacca.
Ci sono cose che non possono essere questione di tifo.

Il nome delle cose – Piccola nomenclatura per una fruizione consapevole del libro

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A volte ho la sensazione che ci sia un po’ di confusione, tra i lettori, sulle finiture dei libri, sulle diverse tipologie di edizione.
Allora, a uso e consumo dei lettori esigenti, e senza alcuna pretesa di completezza, ecco un rapido glossario per orientarvi.

Un fumetto può essere stampato in rotativa o in piano. Sia che la stampa avvenga con la bobina della rotativa, o i fogli di vari formati delle macchine in piano, in seguito le segnature vengono piegate e diventano sedicesimi (se il foglio o sezione di carta viene piegato fino a ottenere sedici facciate) o in trentaduesimi (se viene piegato fino a ottenere trentadue facciate).

Un fumetto può essere spillato, quando viene rilegato a punto metallico (spesso le graffette sono applicate con il fascicolo aperto verso il basso, la tecnica si chiama in questo caso in sella), brossurato, quando i sedicesimi (o trentaduesimi) vengono affiancati, incollati tra loro e poi alla copertina, che ha abitualmente il dorso (se lo chiamate costoletta è perché avete fame) squadrato. Se oltre alla colla le segnature sono vincolate tra di loro con un filo si chiama brossura a filo refe, se c’è solo la colla questa viene applicata in seguito a una fresatura delle segnature accostate, per assicurare una maggior penetrazione del collante e la brossura si chiama in questo caso fresata. Da fuori è molto difficile distinguerle, ma se aprendo il volume non vedete alcun filo, è fresata. Costa meno, ovviamente.

Se al corpo libro brossurato viene applicata una copertina rigida, l’edizione si dice cartonata. Il dorso può essere quadro o tondo. Se alla plancia della copertina viene applicato un cartone molto sottile e flessibile (quello di una buona cartonatura è spesso 2,5 millimetri, per dire), l’edizione si dice cartonato olandese. È ottima per opere di frequente consultazione, come enciclopedie tascabili. O Bone.

Quasi mai la copertina è stampata senza ulteriore applicazione di protezione. Se la finitura è molto grezza, probabilmente c’è solo l’applicazione di una vernice trasparente. Se è molto lucida, la carta è plastificata lucida. Se è satinata, è plastificata opaca. Se ci sono sezioni lucide su una superficie satinata, c’è la verniciatura serigrafica UV, “con riserva” ovvero su un’area delimitata ben precisa. L’applicazione della vernice UV avviene attraverso le maglie di un filtro speciale. Allargandole, o dando successivi passaggi sulla stessa area, è possibile ottenere motivi trasparenti in rilievo, l’UV spessorato.

I fumetti sono spesso stampati o su carte uso mano (quelle più ruvide e porose) o su carte patinate, che possono essere lucide oppure opache. La grammatura della carta indica il peso di un metro quadro di quella carta. La mano della carta, ovvero il Volume Specifico Apparente della carta, espresso in spessore in micron diviso grammatura, indica lo spessore della carta rispetto al suo peso. Una carta con una mano superiore a 1 è detta spessorata. Serve a fare libri più spessi senza aumentarne eccessivamente il peso.
Le carte hanno diverse pigmentazioni, ma per generalizzare si può dire che le più usate sono bianche oppure avoriate.
La stampa avviene in offset, con macchine in quadricromia, ovvero che stampano successivamente ciano, magenta, giallo e poi nero. L’asciugatura dell’inchiostro avviene tramite un’unità termica (un forno, in pratica) e successivamente all’aria, oppure nelle macchine a tecnologia HUV tramite led a luce pulsata ultravioletta e successivamente all’aria.
Se la copertina è foderata da un ulteriore strato di carta, esso è detto sovraccoperta. Se la sezione superiore e inferiore delle pagine mostrano una striscia di tessuto colorato (che serve a proteggere la rilegatura nei cartonati), quelli sono i capitelli. Se il lavoro è fatto bene, sotto al tessuto ci sono uno o due strati di garza, ma potreste non saperlo mai. Il foglio di carta incollato al corpo del libro e alla copertina di un cartonato è detto risguardo, o sguardia.

Mi fermo prima di farmi prendere dall’entusiasmo e spiegarvi quando il colophon ha smesso di essere un tamburino, ma sono certo che parecchi amici mi aiuteranno ad arricchire questo post nei prossimi giorni.

Spartirsi la torta o fare una torta più grande?

Jack Donaghy ha chiare le proprie priorità. (Dalla comedy 30 Rock.)

Jack Donaghy ha chiare le proprie priorità. (Dalla comedy 30 Rock.)

Quando cinque anni fa è nata BAO, ci fu detto che, per quanto incisiva potesse essere la nostra azione per portare fumetti nelle librerie generaliste, la ripartizione delle nostre vendite sarebbe sempre stata più o meno 80% in fumetteria e 20% nelle normali librerie.
Cinque anni dopo, il nostro modello di business è decisamente diverso. Ho recentemente fornito a Matteo Stefanelli alcuni dati freschi per il Convegno di BilBOlbul, e ora che è passato mi pare interessante condividerli con voi:
Le fumetterie pesano per il 24,56% del nostro fatturato.
Le librerie di catena per il 26,79%.
Le librerie indipendenti per l’11,14%
Le librerie online per il 18,56%.
Questo porta il totale delle librerie generaliste a rappresentare il 56,49% del nostro fatturato.
La Grande Distribuzione Organizzata vale l’1,25%.
Il nostro Shop online il 6,15%.
Le vendite delle fiere il 9,22%.
La vendita di e-book vale il 2,33%.

La percentuale molto esigua della GDO è dovuta al fatto che il nostro pubblico non è quello tipico di supermercati e autogrill (anche se stiamo sperimentando la distribuzione negli aeroporti, da quest’anno) e al fatto che noi non insistiamo più di tanto, sapendo che il rischio di alte percentuali di reso è maggiore che in altri canali di vendita.
Il risultato dello shop è molto lusinghiero e quello delle fiere ancora di più, se si calcola che non ne facciamo tante e che, dopo Lucca, quella che ci fa vendere di più in assoluto è ormai il Salone del Libro di Torino, seguito da Napoli Comicon e Più Libri Più Liberi a Roma.
Le ragioni di questi numeri sono da ricercare in più direzioni, in parte legate anche a una maggiore sensibilità del pubblico nei confronti del linguaggio-Fumetto, ma generalizzando (senza però banalizzare) io credo che polarizzare il prodotto verso una maggiore dignità libraria (tematica, produttiva, di trasmissione del messaggio delle opere) abbia realmente influito sulla volontà del pubblico di dare una possibilità al Fumetto, cosa che in Italia pochi lettori avevano fatto negli ultimi anni.
Oltretutto si fa un gran parlare della costante perdita di “lettori forti”, ovvero le persone che leggono almeno un libro all’anno, ma in realtà il Fumetto ne sta guadagnando, perché ci sono sempre più persone disposte a considerare un’opera narrata per immagini come parte regolare della propria dieta di letture, come percentuale significativa nella propria assunzione dell’offerta culturale contemporanea. Beninteso, è un processo lungo, di cui beneficerà chi sarà in grado di sopravvivere alla lentezza della ripresa economica del nostro Paese. Si parla di anni, ma la situazione pare migliorare, per chi sa intercettare i desideri e i gusti del pubblico.
È una sfida, ed è un processo in costante evoluzione, che non si può apprendere, applicare e poi accantonare. È editoria di ricerca, fortemente progettuale. Comporta rischi e sicure sconfitte anche quando porta risultati. Come la vita, in fondo. Ma ne vale la pena, perché può portare a risultati inattesi e all’affermazione (finalmente) di un modo diverso di raccontare, di fare cultura.

“Se” – Terza puntata

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Se paghi male i tuoi collaboratori, lavoreranno male.
Se non dai loro sicurezza per il futuro, passeranno tutto il tempo in cui non lavorano per te a calcolare tra quanto potranno fare a meno di lavorare per te.
Se non insegni ai tuoi collaboratori il mestiere perché temi che possano un giorno fare a meno di te, non hai visione.
Se non insegni loro il mestiere perché non lo sai fare, non hai il diritto di dire loro cosa fare.
Se non glielo insegni perché dovevano già saperlo fare, sei un illuso.
Se non cresci insieme alle persone con cui lavori, non stai costruendo niente.
Se pensi che il tuo lavoro non sia mai divertente, perché lo fai?
Se pensi che il tuo lavoro sia sempre divertente, non lo fai abbastanza.
Se credi di poterlo fare da solo, non stai ascoltando.
Se hai letto fin qui e ti ho fatto innervosire, urge esame di coscienza.

And the winner is (il fumetto, se glielo permettiamo)

Mastro Pangloss, nel Candide di Voltaire, sosteneva che viviamo nel migliore dei mondi possibili. Quando penso ai premi di cui vengono insigniti i fumetti, penso che non sia del tutto vero. Perché i premi dovrebbero servire a far conoscere i fumetti più meritevoli di attenzione a chi non segue il nostro mondo con l’assiduità di noi addetti ai lavori e super appassionati.
Un po’ come i sommelier delle rubriche gastronomiche dei telegiornali dovrebbero consigliare buone bottiglie da abbinare alla cucina casalinga, invece di riempirsi la bocca di paroloni come “muscolare al palato, con un ritorno di bacche rosse” che non aiutano certo a comprendere che cosa sia il caso di stappare per il pranzo della domenica in famiglia.

I premi Eisner, sul palco della Indigo Ballroom dell’Hilton Bayfront di San Diego, nel luglio del 2013.

Nel migliore dei mondi possibili, un buon premio di fumetto avrebbe una giuria di addetti ai lavori capace di creare il palmarès delle nomination, da sottoporre poi al voto popolare (come gli Eisner); sarebbe sostenuto dalla sponsorizzazione tecnica di una catena di librerie, capace di dare risalto ai titoli in nomination nei propri punti vendita (come ad Angoulême); la cerimonia dovrebbe essere tenuta abbastanza all’inizio della fiera che li attribuisce (come a Lucca Comics & Games) per avere la possibilità di influenzare gli acquisti agli stand ed essere condotta da personalità dello spettacolo (come gli Eisner) per avere rilevanza presso i media nazionali; dovrebbe essere trasmessa in diretta web (come ad Angoulême) ed esprimere una figura di riferimento da far diventare presidente di giuria l’anno successivo (come… oh, be’, avete capito) e portavoce con la stampa dell’andamento qualitativo dell’annata che viene chiamato a giudicare. Se poi il circuito delle fumetterie desse rilevanza al “libro dell’anno” (come il Prix des Libraires BD in Francia), il cerchio si chiuderebbe virtuosamente.
Dobbiamo rendere l’emissione delle nomination di questo premio una notizia. La promozione in libreria dei titoli finalisti un evento. La vittoria una celebrazione.
Fino a quel momento, possiamo continuare a elemosinare l’attenzione dei media e a scusarci di non avere un hobby più glamour.

Ah, e per cominciare potremmo smetterla di andare a ritirare i premi in felpa o t-shirt. L’abito fa il monaco. 🙂

“Se” – Seconda puntata

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Se non lo vesti con una grafica dignitosa, resterà sullo scaffale.
Se non fai solo i libri bellissimi*, creerai diffidenza nel lettore.
Se non sai convincere i librai a credere in te, puoi fare a meno di stampare.
Se non lavori incisivamente sulla fluidità della distribuzione, tutto il lavoro a monte è inutile e tutto quello a valle non sarà efficace.
Se bastassero i soldi per lavorare bene non avresti neanche questa scusa per il pessimo lavoro che fai.
Se la gente leggesse di più dovresti comunque lottare per attirare la loro attenzione su ciò che fai. (Vedi primo punto.)
Se non cerchiamo lettori in luoghi nuovi, ci saranno sempre meno lettori.
Se parliamo solo a chi sa già di cosa parliamo, non troveremo nuovi lettori.
Se miri in basso, colpirai ancora più in basso. Legge della fisica.
Se smetti di crederci, per favore smetti di fare questo lavoro. I soli zombie che fanno bene al fumetto sono questi.

 

* I libri bellissimi non sono un arbitrio. Sono quelli così significativi che chi li legge si sente in dovere di consigliarli agli amici e che hanno successo proprio per questo motivo.