Ti scatterò una foto

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Ieri sono stato a Roma, perché Leo Ortolani presentava CineMAH – Il buio in sala in una grossa libreria Feltrinelli. Ci sono andato perché volevo accogliere Leo, fargli fare check in in albergo e assicurarmi che incontrasse i giornalisti giusti all’ora giusta. Sono stato via in tutto dieci ore, di cui sei passate sui Frecciarossa, e siccome volevo documentare l’assurdità di un viaggio tanto breve, ho scattato e postato alcune foto. In libreria, a un certo punto, sono arrivati alcuni altri autori BAO, venuti spontaneamente a salutare Leo. E a un certo punto mi è venuta voglia di fare questo scatto che, ci ripenso ora, a mente fredda, fotografa il Fumetto italiano in modo trasversale e piuttosto completo. Toni Bruno, Zerocalcare, Giacomo Bevilacqua, Roberto Recchioni e Leo Ortolani. Quanto siamo fieri del fatto che tutti stiano pubblicando (anche) con BAO non ve lo so dire.

Ieri i lettori presenti hanno finito per chiedere dediche a tutti, e nessuno si è tirato indietro. Era una bella festa a fumetti, un momento sereno, carico del potenziale delle cose che vogliamo fare in futuro.
Mi andava di condividere.

It’s a long way to the top (if you’re into graphic novels)

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Per la seconda settimana consecutiva, Kobane Calling di Zerocalcare è stato sul podio della classifica generale di vendita dei libri in Italia, perdendo una sola posizione dal primato, perché è uscito il nuovo romanzo di Marco Malvaldi dedicato agli irresistibili vecchietti-detective del BarLume, di cui siamo fan anche noi qui in BAO.
Per chi si chiedesse le proporzioni esatte del successo di quello che sembra voler diventare rapidamente il nostro bestseller assoluto, ecco qualche numero:

  • Kobane Calling è stato stampato in 100.000 copie.
  • La sera prima dell’uscita, nelle aperture serali di quattro librerie Feltrinelli a Milano, Bologna, Roma e Napoli ne sono state vendute circa 1.400 copie.
  • A due settimane dal lancio, circa 68.000 copie della tiratura sono state distribuite, il che significa che se avessimo mantenuto la tiratura del titolo precedente di Zerocalcare (L’elenco telefonico degli accolli, 2015), saremmo già in rottura di stock.
  • Nella prima settimana, le fumetterie ne hanno ordinate 3.000 copie e le librerie generaliste (comprese le online) ne hanno vendute circa 16.000.
  • Nella seconda settimana, l’ordine totale delle fumetterie è arrivato a 4.000 copie, mentre il canale generalista (tra brick and mortar e online) ne ha vendute altre 9.000.
  • A Milano, Kobane Calling è ancora il libro più venduto in assoluto.

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  • Noi continuiamo a essere in tour, e prevediamo che la data di Milano il 10 maggio, la presenza al Salone del libro di Torino il 14 e 15 e la data di Bologna il 17 ci sfiancheranno definitivamente.

Hit the road, Zero

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Raggiungere nuovi lettori, nuove tipologie di lettori, per noi di BAO è fondamentale, se il medium Fumetto deve realmente affermarsi tra le abitudini di lettura e di acquisto degli italiani. Per farlo, in molte occasioni all’anno, invitiamo i nostri autori a fare book tour nelle librerie, nelle fumetterie, ai festival e alle fiere. Personalmente, sarò on the road fino a metà giugno, al seguito di (in ordine di tempo) Zerocalcare, Noelle Stevenson, Terry Moore, Leo Ortolani, Koren Shadmi e gli ospiti BAO di Etna Comics, ultimo impegno pubblico prima dell’estate.
Per tutti quelli che sono convinti che il mio ruolo di editore e accompagnatore degli ospiti, in quelle occasioni, consista nel mangiare a quattro palmenti in ottimi ristoranti, la settimana scorsa ho realizzato questo piccolo video, a testimonianza di una missione-lampo nella bella Bari.

Zerocalcare a Bari from BAO Publishing on Vimeo.

Costruire i libri – The medium is the message*

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Costruire un libro non vuole dire solamente assemblare le idee e le parole. Vuol dire dare forma tangibile alle emozioni che contiene.
I libri a fumetti richiedono una consapevolezza maggiore dei materiali e del loro utilizzo rispetto ai testi in prosa. Questo perché è indifferente – ai fini dei concetti – con quale senso si legga un romanzo: su carta o su schermo lo si legge con la vista, negli audiolibri lo si legge con l’udito, in Braille lo si legge con il tatto. Quando la combinazione di parole e immagini è indissolubile per poter fruire di una storia, il coinvolgimento dei sensi dev’essere guidato dalla sapienza tecnica di chi progetta e di chi costruisce. Per questo lavoriamo a così stretto contatto con i tipografi e perfino con le cartiere. La vista ha bisogno di essere appagata dalla giusta brillantezza dei colori, quindi si sceglie la carta in base all’assorbenza (degli inchiostri) e all’assorbanza (della luce). Gli inchiostri possono essere vegetali oppure ossidativi, e il modo in cui si rapprendono sulla carta è differente, va preso in considerazione.
Lo spessore della carta può essere influenzato meramente dal suo peso in grammi al metro quadro, o essere inferiore a ciò che il tatto percepisce se la carta ha una “mano” (espressa in centimetri cubi su grammi) superiore a 1. Per esempio: perché usiamo carte spessorate per le nostre edizioni di Dylan Dog? Per restituire la sensazione tipica di un albo Bonelli: qualcosa che pesa tra le mani meno di quanto l’occhio aveva immaginato.
La finitura delle copertine (plastificate o con vernice di macchina? Carte speciali, come l’Imitlin? Riserva UV lucida su superficie opaca? Inchiostri fluorescenti in aggiunta alla quadricromia?), la scelta se cartonare o brossurare un’edizione, per tacere del formato fisico (sempre influenzato dallo spessore previsto per il corpo libro) sono fattori che influenzano in ultima analisi il successo di un libro. Qui ci studiamo quasi due anni per ciascun libro che creiamo da zero, e anche quando importiamo un libro dall’estero ne studiamo la natura attentamente.
Perché una persona saggia mi ha detto una volta che la carta bianca vale quel che costa, mentre la carta stampata non vale più niente. E da quel giorno ho deciso che qui in BAO gli avremmo dimostrato di poter aumentare il valore della carta, imbrattandola, o che per lo meno la avremmo imbrattata con stile. E quando un libro restituisce le giuste sensazioni nelle mani di un potenziale lettore (e acquirente), quel libro funziona, ha una chance di diventare un successo. Le belle storie se lo meritano.

*Mille scuse a Marshall McLuhan per avergli rubato il titolo.

Ricominciamo a parlare di storie

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[Siccome è da un po’ che non posto nulla sul blog aziendale, ho pensato di scusarmi con un testo del mio poeta americano preferito, e.e. cummings, che mi sembra molto adatto al nostro mestiere e a questo periodo, in cui un po’ tutti cercano di far saltare in aria il mondo. Nei prossimi giorni ricominciamo a parlare di editoria, ma per oggi si parla di emozioni.]

Consiglio da poeta

Un poeta è una persona che sente, e che esprime a parole le proprie emozioni.
Può sembrare facile, ma non lo è.
Molti pensano o credono o sanno di sentire, ma questo è pensare o credere o sapere; non è sentire. E la poesia è sentire, non sapere o credere o pensare.
Quasi tutti possono imparare a pensare, a credere o a sapere, ma non esiste un essere umano cui si possa insegnare a sentire. Perché? Perché quando pensi o credi o sai, sei molte altre persone; ma nel momento in cui senti sei nessuno-a-parte-te.
Per essere nessuno-a-parte-te – in un mondo che fa del proprio meglio, ogni santo giorno, per renderti come tutti gli altri – significa combattere la battaglia più feroce in cui un essere umano possa impegnarsi; e non smettere mai di lottare.
Quanto a esprimere nessuno-a-parte-te a parole, questo implica lavorare un poco più duramente di quanto possa immaginare chiunque non sia un poeta. Perché?
Perché non c’è niente di più facile dell’usare le parole come qualcun altro. Tutti noi lo facciamo quasi sempre. E quando lo facciamo, non siamo poeti.
Se, alla fine dei vostri primi dieci o quindici anni a lottare e lavorare e sentire scoprirete di aver scritto un verso di una poesia soltanto, sarete già molto fortunati.
Quindi il mio consiglio per tutti i giovani che desiderano diventare poeti è: fate piuttosto qualcosa di facile, come imparare a far saltare in aria il mondo, a meno che non siate non solo disposti, ma ansiosi, di emozionarvi, lavorare e lottare fino alla morte.
Vi pare una prospettiva triste? Non lo è.
È la vita più meravigliosa possibile.
O almeno, questo è ciò che sento.

L’annuale rapporto sul raccolto delle arance

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Insomma, come è andato il 2015 per il fumetto in Italia? Difficile a dirsi, ma il segno è positivo. Io posso citare, ovviamente, solo i dati che riguardano BAO nei vari canali di vendita, con l’eccezione del mercato delle librerie generaliste per il quale il dato è più completo, ma in generale il trend è a crescere, e non poco.

– Il mercato del fumetto nelle librerie generaliste è cresciuto del 37%, rispetto al 2014, e ora vale complessivamente 9,6 milioni di euro. Il fatturato di BAO è cresciuto del 47,7%, in quest’ultimo anno, e siamo leader di settore con market share del 29,2%.

– Le nostre vendite in fumetteria sono aumentate del 31%, mentre quelle degli ebook solamente del 3,29%, segno che la stagnazione di quel settore non è limitata a un tipo di prodotto editoriale, ma è generalizzata.

In una situazione di sempre maggiore concentrazione dei poteri (basti pensare alle grandi fusioni tra gruppi editoriali, o alla sinergia distributiva Messaggerie-Feltrinelli, per non parlare dei colossi dell’online e dei pochi soggetti che si occupano della Grande Distribuzione per quanto riguarda i prodotti editoriali) è sempre più importante mantenere alta la visibilità del marchio e dei singoli titoli (le vendite dei titoli BAO esclusi quelli di Zerocalcare sono aumentate del 43%, nell’ultimo anno), tanto per evitare di essere ignorati dagli acquirenti quanto per potersi consentire il lusso necessario di operare a favore delle librerie indipendenti (con migliore azione promozionale e favorendo gli eventi nei loro punti vendita) e delle fumetterie (che grazie alla collaborazione con Sergio Bonelli Editore per la promozione dei titoli crediamo avranno, nel 2016, notevoli benefici dalle nostre recenti scelte distributive) che sono un ganglio vitale del nostro mercato, e per troppo tempo sono state sottostimate o trattate con sufficienza dagli operatori editoriali e distributivi.

Insomma, c’è ancora molto da fare, ma la sensazione è che in molti tra i colleghi e concorrenti si stiano rimboccando le maniche e che il futuro riserverà ancora soddisfazioni a tutti. Certo, quando leggo il rapporto annuale sul mercato francese (che in realtà quest’anno ha subito una generale flessione) e mi rendo conto che oltralpe nel 2014 erano attivi 368 editori di fumetti capisco che non sarò contento finché anche qui da noi non ci sarà una pluralità di voci paragonabile, e che sarà bello nel frattempo continuare ad aprire spazi al Fumetto nei luoghi dove fino a qualche anno fa sembrava impensabile accoglierlo.

Sarà una bella annata, promesso.

Have books, will travel

La domanda che più mi snerva, quando mi arriva per messaggio da qualche amico, è: “Cosa dovrai fare, oggi?” perché implica che il riassunto sia possibile e, soprattutto, riassumibile in pochi caratteri. Quindi ho deciso di raccontarvi un po’ del mio lavoro, delle caratteristiche (e storture) del lavoro di un editore. Nella fattispecie, oggi vi racconto come è stata la mia giornata giovedì scorso, l’8 ottobre. Non vi aspettate chissà che, eh! Le mie giornate sono più o meno noiose, ma costellate di cose da incastrare tra loro in armonia.
La sveglia è, come sempre, alle 6:30 del mattino.
La colazione, alla scrivania, leggendo le strip quotidiane che seguo e facendomi un’idea di quante ore mi prenderà, nella giornata, la reazione alle mail arrivate dalla sera prima.
Quando cominciano ad arrivare i membri della squadra, prendo la borsa e vado alla Stazione Centrale.
Una rapida occhiata all’esposizione di fumetti della Feltrinelli della stazione mi conferma la sensazione che ci stiamo ritagliando parecchio spazio, nelle librerie generaliste, ultimamente.
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Feltrinelli Stazione Centrale, Milano, mezzanino.

Feltrinelli Stazione Centrale, Milano, mezzanino.

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La vetrina sul mezzanino.

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Credo di passare ormai più tempo sul Frecciarossa tra Milano e Roma che a casa mia. Per fortuna sono perfettamente attrezzato per tre ore di lavoro filato, cosa che si rende necessaria oggi più che mai perché, oltre alle mail cui rispondere, ci sono diversi libri da rileggere prima di mandarli in stampa.
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L’autunno è denso di uscite, e certi volumi dobbiamo averli in tempo per la fiera di Lucca.
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Anche all’arrivo, non ho il tempo per passare dagli amici di Verticomics, con i quali pure dovrei parlare di lavoro, e corro in albergo mangiando un panino al volo.
Inizio la rilettura della seconda bozza della giornata, poi mi cambio e vado in libreria in metropolitana.
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C’è già un sacco di gente, e quando arriva Zerocalcare ha con sé Toni Bruno, il che è un bene, perché la settimana prossima devo portare circa il 30% del suo prossimo libro con me a Francoforte e ho bisogno di parlare con lui di alcuni dettagli.
Iniziano le dediche, e il pubblico sbuffa per i tempi di attesa.
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Il pubblico alla Feltrinelli sull’Appia Nuova si è messo in fila già dalle 14:00.

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Arrivano due troupe televisive, per appuntamenti concordati con l’ufficio stampa. Io ho annotato i nomi di tutte le persone che hanno il permesso di fare interviste e riprese, così da poter gentilmente rifiutare eventuali richieste dell’ultimo momento.
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La troupe del TG2 venuta a intervistare Zerocalcare per “Achab libri”

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Alle sei e mezza, per una trentina di minuti, facciamo la parte parlata dell’incontro, poi ricominciano le dediche.
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Il tutto finisce verso mezzanotte, e l’indomani alle nove avrò un altro treno da sfruttare per lavorare più che posso, prima di arrivare in ufficio.
Ecco, questa è una mia giornata tipo quando c’è di mezzo una presentazione.
Prossimamente vi racconto una trasferta internazionale e poi, se non vi avrò del tutto stremati di noia, una “normale” giornata in redazione.

Domande frequenti sulla campagna BAO di sconti al 25%

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Cos’è la promozione al 25% e quanto dura?
Una volta l’anno, per un mese che non sia dicembre, a norma di legge gli editori possono scontare i prezzi dei loro libri fino al 25%. Noi quest’anno lo facciamo, nei punti vendita aderenti, dal 27 agosto al 23 settembre.
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Potete darmi la lista dei negozi che aderiscono?
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Non è facile, perché l’adesione è volontaria e spesso non ci viene comunicato se una libreria aderisca o meno. Il modo più facile per saperlo è telefonare ai punti vendita dove si intende fare un acquisto, ma noi sul nostro sito aggiorneremo per tutto il mese una lista di punti vendita della cui partecipazione siamo certi.
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Perché non ci sono gli sconti sul vostro sito?
Per non fare concorrenza ai negozianti che aderiscono all’iniziativa. In altri momenti dell’anno facciamo promozioni-lampo sul sito che non estendiamo ai punti vendita, quindi è giusto che in questo caso siano loro ad avere l’esclusiva di questa opportunità.
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Vale anche per le novità?
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Vale per tutti i titoli che escono nel periodo della promozione. Quindi se trovate una novità non scontata in un negozio che aderisce alla promozione, fatelo notare al personale: sicuramente si tratta di una svista, dato che in genere tutti i titoli da scontare vengono etichettati o esposti in una volta sola ed è possibile che qualcuno si scordi che la cosa si applica anche alle novità.
I titoli in uscita nel periodo della promozione sono Il divino, Last Man Volume 4, Catarsi, Aama Volume 3 e Fugazi Music Club.
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La mia fumetteria/libreria non ne sapeva niente ma vorrebbe partecipare: come può fare?
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Può scrivere al nostro responsabile commerciale, Simone: simone.pappalettera@baopublishing.it per avere accesso alla promozione.
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Perché lo fate? 
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Anche se è un investimento, visto che il nostro margine di guadagno per un mese si assottiglia, crediamo profondamente che se un lettore scettico prova i nostri libri poi se ne innamora. Sappiamo che rispetto al prezzo dei prodotti da edicola i nostri volumi sono costosi, ma sentiamo anche che il loro prezzo è giusto in rapporto a ciò che diamo in cambio. Se rinunciare a un po’ di profitto serve a farlo capire anche a chi non lo ha ancora provato direttamente, ben venga. Per noi l’importante è offrire una bella scusa per leggere più fumetti.

Dieci cose che ho imparato al Comic-Con di quest’anno

 – C’erano più furgoni delle emittenti televisive che mai.
Emittenti TV in fila sulla Fifth Avenue

Emittenti TV in fila sulla Fifth Avenue.

– Quando entriamo negli Stati Uniti all’immigrazione una volta dovevamo spiegare nel dettaglio i motivi del viaggio. Ora diciamo: “Andiamo al Comic-Con” e la risposta è “Figo. Vorrei andarci anche io” e ci lasciano passare.
– L’asfissia degli spazi di Artist Alley si è arrestata, segno che la fiera sta cercando di tornare più “creator friendly”.
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– La potenza di Star Wars è tale che, visto che allo stand Hasbro si vendeva in esclusiva un’action figure dei nuovi Storm Trooper, c’era più gente in fiera il giovedì e il venerdì che nel weekend. L’action figure è andata esaurita il giovedì pomeriggio e per la prima volta in vita mia ho vissuto una fiera in cui il giorno meno frequentato è stato il sabato.
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L'esclusiva più desiderata di quest'anno, senza dubbio.

L’esclusiva più desiderata di quest’anno, senza dubbio.

– Molti stand, soprattutto di editori, non vendono nulla. Sono lì solo a scopo promozionale. Tra quelli che vendono, anche quelli con le esclusive più ambite, nessuno lavora con il ritmo di uno stand mediamente interessante a Lucca Comics. Forse anche per questo Comic-Con è, a livello di movimento tra gli stand, meno stressante.
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– Una delle ragioni per cui Kelly Sue DeConnick è al momento considerata tra le persone più influenti del fumetto americano è la sua estrema disponibilità con i fan. Li fa sentire davvero importanti, come è giusto che sia, e viene ricompensata con una lealtà assoluta dai suoi lettori. (Adoro l’aneddoto che ci ha raccontato; sua figlia di sette anni è famosa per le risposte ciniche con cui inquieta la famiglia. Ogni anno, in fiera, alla conferenza della Milkfed Criminals, la società creativa che gestisce con il marito Matt Fraction, Kelly Sue fa un quiz ai presenti: dice una frase e la gente deve indovinare se sia stata pronunciata da Ultron, da Kanye West o dalla piccola Tallulah Louise.)
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– L’industria del fumetto è realmente grata a Conan O’Brien per aver fatto le dirette da San Diego. Conan è un vero fan, e a detta di molti quelle quattro puntate hanno fatto molto per legittimare la cultura pop agli occhi del grande pubblico.
Autobus turistici personalizzati con i pupazzi di Conan O'Brien realizzati da Funko. Introvabili, ovviamente. Sono andati a ruba.

Autobus turistici personalizzati con i pupazzi di Conan O’Brien realizzati da Funko. Introvabili, ovviamente. Sono andati a ruba.

– Per molti autori con i quali ho parlato è stata un’edizione fantastica, piena di creatività, di progetti emozionanti per il futuro e di nuovi stimoli. Chi si ostina a dire che “ormai è tutto Hollywood” evidentemente non ci viene, oppure rosica perché non riesce a trarre dall’evento i benefici che vorrebbe.
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– La festa per i cinque anni della Skybound, sull’attico al quinto piano dello stadio di baseball, era la prova dell’integrazione del fumetto nella cultura popolare mainstream americana, al di fuori della propria nicchia. In un’atmosfera cool e rilassata, con un ottimo buffet, nerd con ancora il badge al collo e attori (abbiamo incontrato mezzo cast di Silicon Valley, per esempio) chiacchieravano amabilmente o si facevano serigrafare al momento magliette con i loghi dei personaggi creati da Kirkman. Era una festa fatta per il gusto di farla, senza ritorno economico diretto, per celebrare il successo di un’azienda, e “quelli dei fumetti” erano i padroni di casa.
La vista sul Convention Center dalla terrazza panoramica dello stadio dei San Diego Padres, durante la festa Skybound.

La vista sul Convention Center dalla terrazza panoramica dello stadio dei San Diego Padres, durante la festa Skybound.

– Gli Eisner di quest’anno, per quanto si possa discutere sulle singole scelte, sono la fotografia accurata dello stato del mercato americano: Saga è ancora la cosa più significativa che abbia colpito il mercato tradizionale negli ultimi anni (e ricordiamoci che da loro non è considerato mainstream, ma un “indie book” perché non è delle due grandi), Lumberjanes e un’intera scuola di autrici sono diventati punti di riferimento innegabili e Raina Telgemeier è l’autrice di fumetti più importante nel mercato librario, nelle biblioteche e nelle scuole. Ovviamente in Italia “Raina CHI?!”, anche se è edita anche da noi.
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Ma su quanto sta cambiando il mercato e quanto devono cambiare gli editori per cogliere le opportunità che si profilano all’orizzonte, faremo un discorso a parte nei prossimi giorni.
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PS: Cosa che ho imparato bonus: in America Matteo Salvini fa stand up comedy, come è giusto che sia.
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Se non avete gradito la battuta, sentitevi liberi di gridarmi pure “Ruspe!”

Devastator, l'autoblindo dei Serenissimi.

Cosa succede quando le fumetterie si riuniscono a parlare

editori BITUBì

             

Tre case editrici di fumetto e oltre trenta fumetterie si sono date appuntamento per la seconda volta. È accaduto domenica 10 maggio a Milano, per l’edizione 2015 di BITUBÌ, l’incontro organizzato da BAO Publishing, saldaPress e Kleiner Flug per discutere i problemi del mercato, pianificare soluzioni e immaginare un futuro più agevole per tutti.
L’entusiasmo che contraddistinse la prima edizione si è moltiplicato, come testimoniano le trenta fumetterie – giunte anche da Puglia, Lazio, Sardegna e Toscana – intervenute domenica 10 maggio. Un dato che, tra l’altro, sottolinea l’importanza culturale cruciale rappresentata dalle fumetterie stesse: un patrimonio prezioso per l’editoria a fumetti in particolare e, in questo momento storico, per tutta l’editoria in generale.
Il tema della giornata – che ha coinvolto per oltre sei ore tutti i protagonisti in appassionate discussioni – è stato soprattutto uno: come rendere più fluido il meccanismo che dalla creazione e confezione delle storie, porta i libri ai lettori, i destinatari di quelle stesse storie. Come testimoniano gli esempi di The Walking Dead e Zerocalcare, il fumetto ha un pubblico di lettori forti e si sta finalmente imponendo come forma narrativa degna quanto le altre di attirare l’attenzione dell’establishment culturale e dei lettori onnivori. Servono dunque forme di collaborazione che, agevolando il lavoro delle fumetterie, rendano più agile ed efficiente la filiera distributiva e commerciale, che – come sottolineato dai partecipanti – presenta spesso difficoltà e ritardi destinati a ostacolare il lavoro dei punti vendita, danneggiando la diffusione dei libri a fumetti e coloro che li acquistano. BITUBÌ, sull’onda della passione, della competenza e della leggerezza, ha provato a individuare alcune risposte e a immaginare soluzioni che ancora non esistono. Soluzioni che prevedono anche la creazioni di micro e macro-eventi che si concretizzeranno nei prossimi mesi, grazie al lavoro delle tre case editrici coinvolte e delle fumetterie che hanno animato BITUBÌ. E che animeranno l’edizione 2016 dell’iniziativa.
Con l’augurio, e quasi la certezza, che i partecipanti saranno ancora di più.