Per una definizione obiettiva di romanzo grafico

Magritte aveva capito tutto.

Magritte aveva capito tutto.

Fate attenzione, perché non lo dirò una seconda volta: un romanzo grafico non è un genere letterario. È un formato editoriale.
Una storia unica di 240 pagine, inizialmente serializzata su una rivista antologica, quando viene pubblicata in un volume unico diventa un romanzo grafico.
Sei numeri autoconclusivi di un mensile da edicola, rilegati in un solo volume, non sono un romanzo grafico.
Sei numeri di un mensile da edicola che compongono una storia completa, con abbastanza origine da comprendere la natura dei personaggi e un finale che non obbliga a proseguire la lettura oltre quel punto, sono un romanzo grafico.
Un volume di fumetti, che sia un romanzo grafico o una raccolta di storie, è un libro.
Un premio al “libro dell’anno” va dato a un libro. Romanzo in prosa, saggio medico, audiolibro, tavolette di argilla scolpite in eblaita, fumetto. Se è una voliera per uccelli, non può vincere il premio “libro dell’anno”.
Lo so che se la nostra nicchia resta piccola piccola possiamo farne parte senza dover neanche passare per snob, ma indignarci se qualcuno ci degnava di qualche attenzione andava bene quando non lo faceva quasi nessuno.
Ora ci guardano tutti, per cui vediamo di accogliere a braccia aperte i nuovi arrivati. Basta avvitarci in picchiata in discussioni il cui tema, parafrasato è: “Ora che anche il mio fruttivendolo parla di graphic novel, cosa ci inventiamo di più oscuro e indigesto per il grande pubblico?”, basta sparare ad alzo Zero contro chi propaga il fumetto tra la gente normale. Anzi, basta con “la gente normale”. È normale leggere fumetti. Quello che non è normale è lamentarsi che lo facciano anche gli altri.

4 pensieri su “Per una definizione obiettiva di romanzo grafico

  1. A questo punto vorrei però fare una domanda, che non è una critica, ma una domanda. Perché se è vero che un volume a fumetti è un libro è anche vero che il premio “libro dell’anno”, di solito non lo si assegna ai libri in quanto tali, ma normalmente si fa riferimento al libro come linguaggio più che come oggetto. E nello specifico non si considerano, quindi, libri di fotografie o di saggistica ma ci si limita alla narrativa.
    Ripeto: questa non vuole essere una critica alla vittoria di Zerocalcare a Fahrenheit o alla diatriba di Gipi allo Strega. Né vuole essere una lamentela agli orizzonti di pubblico che si allargano. Un fumetto è sì un libro, ma è un prodotto letterario differente dalla narrativa “tradizionale” pur presentandosi fisicamente nella stessa forma: è un altro mezzo che parla con un altro linguaggio, con grammatica e semantica proprie.
    L’impressione che sto avendo, e che ho avuto durante l’incontro Editoria senza Editori organizzato al BBB di quest’anno, è che si cerchi disperatamente di dare una qualche forma di credito o di dignità al fumetto paragonandolo costantemente al libro “normale”. E quindi si cerchi di affermarsi nelle librerie generaliste o di accaparrarsi i premi tradizionali. Dimenticando però che il fumetto è un linguaggio a sé, non un “genere letterario”. E come tale quando un fumetto vince un premio come “libro dell’anno” è un po’ come se quel premio lo vincesse un film, o un album musicale. Proprio perché con quel “libro dell’anno” si fa riferimento non al prodotto-libro ma al linguaggio-libro: fatto di parole e della grammatica (ahimé non sempre) “tradizionale”.
    Quindi è così sbagliato chiedersi se quelli siano il premio o il posto giusto per un fumetto?
    È una domanda che mi ronza in testa da un po’… Spero di non aver offeso o irritato nessuno ché non era mia intenzione.

    • “(…) il premio “libro dell’anno”, di solito non lo si assegna ai libri in quanto tali (…)”
      Invece sì. Lo si assegna ai libri. Tutto il resto, perdonami, è la vostra confusione mentale sull’argomento. Davvero.

  2. Non si tratta di un premio alla narrativa, ma di un premio al libro dell’anno. Il fumetto è un linguaggio indipendente dalla letteratura? Sì è vero, quindi?!
    Se quel determinato libro di fumetti, di narrativa o di foto d’autore è un capolavoro, deve essere premiato! Allarghiamo gli orizzonti e basta difendere gli snobismi di alcuni circoli letterari.
    P.S.: questo è il modesto e totalmente opinabile parere di un semplice addetto all’impaginazione.

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