Ma quanto mi costi?

Il prezzo di vendita di un volume a fumetti è un ottimo spunto per riflettere sui costi dell’editoria e sulla ripartizione degli utili. Se vi è mai capitato di pensare che un libro fosse “troppo caro” è possibile che abbiate avuto ragione, ma è anche probabile che non sapeste diverse cose su come si è arrivati a decidere il prezzo al pubblico del volume in questione.

Un libro a fumetti si vende in quattro ambiti, normalmente: nelle fumetterie, nelle librerie cosiddette “di varia” (ma io preferisco chiamarle “generaliste”), alle fiere e sul sito dell’editore, se è dotato di uno shop online.
Al distributore per le fumetterie l’editore vende i libri con uno sconto tra il 50 e il 55%. Hoplà! Metà del prezzo di vendita se n’è andato come per magia, in un colpo solo. La cosa buona è che, il più delle volte, quella vendita è in conto assoluto, ovvero senza diritto di reso, pertanto sono vendite certe, finali.
Al distributore per le librerie generaliste l’editore accorda uno sconto composto da: sconto al libraio + percentuale per il promotore librario che ha convinto il libraio a ordinare quei libri + diciamo tra il sette e il dieci percento del prezzo di copertina come costo distributivo. Il totale arriva spesso a sfiorare il 60% del prezzo di vendita. E si tratta di copie vendute con diritto di reso, quindi non è detto che a un ordine corrisponda una vendita finale, certa, di pari valore.
Alle fiere e nella vendita diretta online il prezzo di vendita è intaccato da costi fissi come noleggio dello stand, costi di imballaggio, spese di spedizione.
Ecco, ho detto la parolina magica: costi fissi. Perché ce ne sono anche di variabili, che contribuiscono a determinare il prezzo di un libro. Tra quelli fissi ci sono, per esempio, il costo del personale della Casa editrice che si occupa della lavorazione a livello editoriale (traduzione, revisione, grafica) e l’affitto e le utenze della sede in cui quelle persone lavorano. Tra quelli variabili ci sono per esempio i diritti pagati all’autore del libro e il costo della stampa (influenzato dalla tiratura).
Analizziamo queste due voci, che influenzano fortemente il prezzo di vendita di un libro.

All’autore (o comunque agli aventi diritto) di un libro si riconosce solitamente un anticipo sul diritto d’autore così stabilito: a fronte del prezzo di vendita previsto per il libro e della tiratura minima che l’editore prevede di stampare, si riconosce una percentuale, diciamo l’8%, che è abbastanza tipico nel settore del fumetto, sul prezzo di vendita di ogni copia stampata.
Per esempio: se intendo stampare duemila copie di un libro che si venderà a venti euro e l’autore ha diritto all’8%, l’anticipo sarà calcolato sulla base di 2.000 x 20 = 40.000 x 8% = 3200 euro.
Ora, abitualmente l’anticipo non dovrebbe mai arrivare a coprire il 100% della tiratura, perché anche soltanto calcolando le copie fallate o rovinate in spedizione e le copie omaggio o inviate alla stampa per motivi promozionali, è impossibile vendere il 100% di una tiratura, quindi per un progetto del genere diciamo che qui da noi potremmo arrivare a offrire un anticipo basato sul 70% della tiratura, quindi 3200 x 70% = 2240.

La stampa, che per l’editore è un costo variabile perché dipende dalla tiratura totale che, nella sua vita in catalogo, un libro avrà (e che si spera non si limiti alla prima edizione), per il tipografo ha delle componenti fisse, dette costi di avviamento, che riguardano i suoi costi di personale, uso dei macchinari, manutenzione e via dicendo.
Ora, le tirature nel mondo del fumetto spesso non sono molto alte. Scendere sotto le duemila copie significa incorrere in costi di avviamento che incidono enormemente sul costo/copia dei volumi, a prescindere da quanto possano essere semplici o di foliazione esigua. Tenete presente che normalmente il costo di stampa di una copia non dovrebbe incidere sul prezzo di vendita per più di un decimo. Il costo ideale è un quattordicesimo del prezzo di vendita. Noi non ci arriviamo nemmeno con le tirature più alte dei libri di Zerocalcare, a questa proporzione. In soldoni significa che spesso stampare un libro a fumetti costa un settimo, un sesto del suo prezzo di vendita, il che erode ulteriormente il margine di profitto dell’editore.
Bisogna inoltre considerare che, nel nostro campo, questi due costi variabili si comportano, nei bilanci delle Case editrici, fastidiosamente come costi fissi: poiché l’autore deve pur pagare le bollette e mangiare, mentre il suo libro si vende, è opportuno corrispondergli un anticipo, appunto e la tiratura va pagata tutta, alla scadenza della fattura del tipografo, non mano a mano che i libri si vendono. Forse solo nel caso del print on demand il costo di stampa è veramente variabile.

Detto questo, come si può decidere il prezzo al quale è opportuno vendere un libro? Si può fare il cosiddetto “conto della serva”, ovvero sommare i costi che abbiamo elencato, dividerli per il numero di copie che si intende stampare, applicare un opportuno ricarico e fare il prezzo, oppure lo si può fare il prezzo giusto.
Il prezzo giusto è il massimo prezzo che l’editore ritiene che l’acquirente pagherebbe per quel volume. Un prezzo più alto verrebbe ritenuto iniquo dagli acquirenti, che non comprerebbero il libro. Un prezzo più basso sarebbe irresponsabile nei confronti di librai, promotori, distributori e dello stesso editore, perché costringerebbe a un guadagno più basso a parità di costi di lavorazione e manipolazione dell’articolo.

E come si fa a capire qual è il prezzo giusto? Diciamo che il vostro libro ha dieci centesimi di secondo per guadagnarsi l’Attenzione di una persona che passa tra gli scaffali di una libreria. Se ce la fa, la sua copertina, le componenti più superficiali della sua confezione, faranno avvicinare quella persona, perché ne desteranno l’Interesse. La qualità dell’edizione e probabilmente i nomi degli autori, la bellezza dei disegni faranno provare al potenziale acquirente il Desiderio di possedere quell’oggetto. Se lo girerà per scoprirne il prezzo sarà passato all’Azione: avrà già deciso che vuole quel libro. E sta all’editore assicurarsi che il numero scritto nel fatidico angolino non lo faccia desistere da quel proposito.
Vi ho appena descritto il principio pubblicitario dell’A.I.D.A., che bene o male governa la vita di noi editori, facendoci sperare che quando avete i nostri volumi tra le mani pensiate sempre “Okay, il prezzo è giusto”.

Nel prossimo post riguarderemo questa situazione dal punto di vista dell’autore, sperando che sia più clemente nell’avanzare le sue giuste pretese nei confronti dell’editore. Grazie per aver letto fin qua!

21 pensieri su “Ma quanto mi costi?

  1. È un post davvero interessante, si capisce finalmente chi guadagna quanto e se un fumetto è venduto veramente ad un prezzo onesto.
    E ho capito anche che molti fumetti che ho comprato non avevano un prezzo onesto.

  2. veramente interessante, più o meno sapevo come funzionava il meccanismo, ma non avevo idea delle cifre, che sono in certi casi spaventose. praticamente il distributore, solo per distribuire un libro, ci guadagna anche fino al 40% del prezzo di copertina, quasi il quadruplo di quanto tocca all’autore? è assurdo. i costi di distribuzione in italia sono davvero altissimi! non so come funziona all’estero, ma qui sono davvero spaventosi.
    quello che mi fa strano è che, davanti ai vostri albi, sopratutto davanti ad alcuni titoli, ho sempre pensato che il prezzo fosse una sorta di miracolo, sopratutto mettendolo a confronto con i prezzi di altre case editrici di fumetti. prezzo più che onesto, sopratutto vista la qualità dei titoli e dell’edizione. però a quanto pare questa politica funziona e ripaga bene, visto quanto è cresciuta e sta crescendo bao in così poco tempo! bene, bravi!

    questo blog si sta dimostrando davvero enormemente interessante!

  3. mi scusi, Foschini.
    Lei parla di un anticipo sul diritto d’autore ipotizzandolo a 2240 euro sulla base di un 70% dell’8% del prezzo di copertina di un libro venduto a 20 euro e tirato in 2000 copie, giusto?
    Una tiratura che – salvo rari casi come Zerocalcare – spesso è già da considerarsi ottimistica se rapportata alle attuali ordinazioni medie delle librerie italiane di qualsiasi titolo (anche non a fumetti) basandoci sui dati dell’AIE o della Nielsen degli ultimi anni.
    Ma allora come mai quando giro per fiere di settore, spesso parlando e confrontandomi con gli autori (anche con alcuni che pubblicano per Bao), sento di anticipi molto più alti che date loro?
    Come fate poi a far quadrare i conti?

    • In certi casi crediamo molto nella possibilità di vendere all’estero i diritti di quei libri, e quindi offriamo un anticipo più alto (ma non molto, credici) per far capire agli autori che siamo così motivati nel rappresentarli sui mercati esteri da essere disposti ad anticipare loro più soldi di quanti dovrebbe comportarne l’anticipo per la sola prima tiratura.

      • grazie per la risposta, Foschini.
        Dalla quale posso considerare che, anche in questo caso, la sua casa editrice si distingue 🙂

  4. Forse la mia è una domanda sconveniente, ma non vuole assolutamente essere una critica! Io adoro i vostri libri, direi quasi “grazie di esistere”! 🙂
    Ma in pratica mi sembra di capire che un autore guadagni pochissimo (ne capisco benissimo il calcolo, non dico che dovete dare di più, altrimenti andrebbe tutto in mona!). Non disegno (al massimo mi diletto nello scrivere) e quindi non so i tempi di un disegnatore ma immagino impieghi molti e molti mesi per terminare un lavoro. Come guadagno mi sembra bassissimo. Paragonato a quelli che vengono pagati per ogni pagina e che effettivamente possono vivere facendo i fumettisti. Questo immagino dipenda dal numero di copie vendute. Però paragonati ad altri settori – paragone infelice mi rendo conto – ma un autore di questo genere di libri in pratica ricopre più o meno il ruolo di un coltivatore di caffè, prende una miseria e ci guadagnano gli altri su su nella catena. Mentre di base è lui a creare il prodotto. Ripeto, non è una critica a voi la mia è una constatazione…ma magari mi mancano degli elementi per capire bene, alla fine sono solo un lettore!
    (PS. ma nel caso ci sia sia un autore che uno scrittore la percentuale scende a 4% a testa?)

    • Leggi il prossimo post, Alberto. E ricorda che l’editore spende cifre considerevoli PRIMA di rivedere un soldo, quindi non è che questo modello possa essere molto diverso da così. L’autore non può avere un ruolo parassitario nei confronti dell’azienda che lo pubblica, non trovi?

      • Infatti come ho scritto non mettevo in dubbio che le percentuali fossero “eticamente” corrette. Constatavo solo che gli autori guadagnano pochissimo. Volevo solo vedere se avevo capito correttamente. Aspetto il prossimo post comunque grazie della riposta celere! 🙂

  5. Articoli come questo sono un piacere da leggere! è un bene parlare di come si muove il mondo del fumetto dietro le quinte con trasparenza. Serve a tutti per capire meglio, sia per i lettori che per i colleghi. Contiate così!

  6. Due domande generate dalle considerazioni sulle scontistiche per i diversi canali fumetteria-canali librari generalisti (e dalla mia grande ignoranza sul funzionamento del canale delle librerie specializzate, alla luce anche dell’assenza del diritto di reso):
    – per il canale fumetteria mi pare di capire che non esista una figura analoga a quella del promotore (da cui lo sconto minore). I rivenditori ordinano le novità spontaneamente dal copertinario del distributore (Pegasus o chi per esso)?
    – riferendosi allo spedito lordo (non ti chiedo il netto perché mi sembra di esser troppo indiscreto, se già non lo sono così, nel qual caso mi scuso), qual è mediamente per un titolo venduto anche nelle generaliste, il rapporto tra venduto fumetteria e venduto canali tradizionali? Nelle classifiche ufficiali (quelle che pescano i dati da Nielsen e GFK) i dati mi sembrano moooooolto sottodimensionati, per le note ragioni dei limitati campioni di rilevazione (o meglio: dell’assenza in toto delle fumetterie appunto).

      • 🙂 scusa, sono un po’ involuto…
        1) per le vendite in fumetteria, esiste un analogo del promotore che propone le novità in libreria?
        2) ero curioso, per un fumetto venduto sia in libreria generalista, sia in fumetteria, di quale fosse la proporzione tra i due canali.

      • 1) No, non esiste. Per ora.
        2) Dipende. Il modello fino a qualche anno fa era 80% fumetteria 20% generalista, con le debite eccezioni, ma per noi ora si è attestato su 40% fumetteria e 60% generalista, sempre con le debite eccezioni.

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  8. Pingback: Anonimo

  9. Durante il Salone del Libro, mi è capitato di assistere ad una conferenza tenuta da Mondadori e tra le altre cose è stato citato il problema dei resi: secondo i loro dati, la percentuale dei resi si aggira intorno al 50%…
    Questa cifra mi ha lasciato abbastanza sconvolto… Anche per voi le cifre sono di questo livello? (ovviamente riferite alla porzione destinata alle librerie generaliste, che però da una risposta ad un precedente commento, per voi si aggirano intorno al 60%, dunque già una porzione considerevole del venduto)

    • Bella domanda, Fabiano!
      No, per noi al momento le rese dalla varia si aggirano sul 20%, segno che non raggiungiamo ancora tutta la nostra platea potenziale di lettori. Diciamo che quando si assesteranno sul 30% sapremo di aver soddisfatto correttamente il mercato esistente e dovremo lavorare sulla sua espansione (cosa che stiamo già facendo, deve sempre essere contestuale, ovvio).

  10. Pingback: Pacco, doppio pacco e contropaccotto | I tipi di BAO

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